Come è noto, sino al 20 novembre prossimo è in corso l'Anno Santo straordinario della misericordia. Sappiamo che il pellegrinaggio è una pratica devota consistente nel recarsi in gruppo o singolarmente in un luogo sacro per compiervi speciali atti di devozione, a scopo votivo o penitenziale.
Così è stato per il pellegrinaggio "diocesano". Il primo giorno abbiamo potuto visitare la basilica di San Giovanni in Laterano con la sua Porta Santa, la Scala Santa ed abbiamo partecipato alla Messa nella basilica della Santa Croce in Gerusalemme, dove sono conservate le reliquie di alcune parti della Santa Croce, due chiodi, e una parte del legno dove era la scritta "I.N.R.I.".
Il giorno successivo siamo andati, al mattino, all'udienza generale di catechesi di Papa Francesco che riguardava, nel brano di Vangelo analizzato dal Papa, la "chiamata di Levi", cioè di san Matteo.
Il Papa si è soffermato sul fatto che Gesù è venuto a chiamare tutti i peccatori: "la Chiesa non è fatta di persone perfette, ma di cristiani con cuore sincero, che vogliono fare la volontà di Dio e che ricercano, nella loro condizione di peccatori, perdono da Lui".
Nel pomeriggio abbiamo poi visitato la basilica di San Pietro, passando dalla Porta Santa e il vescovo vi ha celebrato la Messa all'altare della Cattedra, come diciamo a parte, non soltanto per noi pellegrini della diocesi, ma per tutti i presenti nella basilica. Al terzo giorno del pellegrinaggio abbiamo potuto visitare la basilica di Santa Maria Maggiore, con la sua Porta Santa, la chiesa di Santa Prassede, dove è conservata, si dice, una parte della colonna su cui venne flagellato Nostro Signore, la fontana di Trevi e Piazza Navona.
Infine, il gruppo ha raggiunto il santuario del Divino Amore, dove è stata celebrata la Messa, a ricordo del fatto che il divino Amore è per sua stessa natura misericordioso, e quindi importante proprio in quest'anno giubilare dedicato alla misericordia.
Nei tre giorni ci ha accompagnato una guida di Roma di nome Barbara che, oltre ad essere molto preparata e simpatica, era anche molto appassionata e si vedeva che era una persona credente: nelle spiegazioni che ci dava, ci ha fatto vivere le situazioni in cui sono state volute e create tutte quelle opere grandi e mirabili. Possiamo dire sia stato un pellegrinaggio molto sentito per tutte le persone che vi hanno partecipato, di diverse parrocchie, e che ha dato l'occasione di conoscerci meglio tra noi, che è anche uno degli scopi dei pellegrinaggi.
Al riguardo, ecco alcune considerazioni che ci ha fatto il diacono Piercarlo Mostarda, segretario dell'ufficio Pellegrinaggi: "Vorrei anzitutto sottolineare la coscienza dei partecipanti di essere venuti a Roma in rappresentanza dell'intera diocesi, specie di coloro che sono impossibilitati ad andare perché ammalati o sofferenti.
Ma, ancora, le parole semplici e dirette del Papa nell'udienza cui abbiamo preso parte, circa il sentirci parte non di una Chiesa di perfetti, ma di peccatori perdonati, persone alle quali è stata e viene ancora fatta misericordia».
Il diacono Mostarda ci parla ancora delle "omelie del nostro vescovo che, sulla scia del tema giubilare, ci ha invitati ad accogliere con riconoscenza il dono divino della misericordia per farci, a nostra volta, dono di misericordia per i fratelli" e, infine, della "commovente Messa conclusiva nella suggestiva cornice del santuario del Divino Amore, durante la quale il vescovo ha chiesto per sé e per tutti la grazia di essere sempre più imitatori di Maria quale madre di misericordia e del bell'amore».