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A rischio le attività del 25% dei giovani agricoltori In evidenza

A causa dei rincari di bollette, gasolio e concimi sono stati costretti a tagliare le produzioni.

Un giovane agricoltore su quattro (vale a dire circa il 25% del totale) ha dovuto ridurre la propria produzione a causa dei rincari energetici aggravati dalla guerra in Ucraina, che hanno provocato un aumento record dei costi: dal gasolio ai concimi, dai mangimi ai materiali per l’imballaggio. Tutto questo mette in pericolo il futuro di un’intera generazione, impegnata a lottare per l’autosufficienza alimentare ed energetica. Questo è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, diffusa ieri in occasione della protesta che ha avuto luogo al Villaggio Coldiretti di Milano (30 settembre – 2 ottobre) in Piazza Cannone, all’interno di Parco Sempione.

Tra le migliaia di contadini che hanno lasciato le campagne per scendere in piazza insieme al Presidente della Confederazione Nazionale, Ettore Prandini, per denunciare una situazione insostenibile, che minaccia la sopravvivenza stessa del Made in Italy a tavola, vi è anche una delegazione di giovani imprenditori liguri, che resteranno al Villaggio di Milano per tutta la durata della manifestazione.

“Vestiti dei propri indumenti e imbracciando gli strumenti di lavoro – spiegano Gianluca Boeri e Bruno Rivarossa, Presidente di Coldiretti Liguria e Delegato Confederale – ieri i giovani manifestanti si sono muniti di cartelli e sono scesi in piazza contro i rincari. Molti di loro hanno portato con sé le proprie produzioni, da salumi e formaggi a frutta specialità locali, messe oggi sempre più a rischio dai rincari energetici, che non risparmiano neppure la parte più avanzata del settore agricolo, diventato di fatto il punto di riferimento importante per le nuove generazioni”.

“Senza agricoltura non si mangia”, “Lavoriamo 24 ore per il contatore”, “Fermiamo le speculazioni”, “Mungiamo le mucche, non gli allevatori”, “No Farmers No Food”, “La burocrazia uccide i campi”: questi sono solo alcuni degli slogan dei giovani presenti ieri a Milano, forza portante di un cambiamento epocale, che non si vedeva dalla rivoluzione industriale, con il mestiere della terra che è diventato la nuova strada del futuro per tanti ragazzi italiani.

Si pensi che, secondo l’analisi Coldiretti-Divulga, nell’ultimo anno sono nate in media 17 nuove imprese giovani al giorno: si parla di 56mila aziende guidate da under 35, con una superficie quasi doppia rispetto alla media (18,3 ettari di Sau per azienda contro 10,7) oltre a un fatturato più elevato del 75% e il 50% di occupati per azienda in più.

“Le imprese giovani – continuano Boeri e Rivarossa – hanno di fatto rivoluzionato il mestiere dell’agricoltore, impegnandosi in attività multifunzionali che con la crisi energetica sono diventate sempre più strategiche. Ne sono esempi la produzione di energie rinnovabili per contribuire all’autosufficienza delle fonti di approvvigionamento, lo sviluppo della filiera corta con la vendita diretta che abbatte i trasporti e l’agricoltura sociale per il superamento delle diseguaglianze. Ma non solo: queste sono più grandi e più orientate al mercato, e il loro livello di digitalizzazione, nel complesso, è il doppio di quello dell’agricoltura tradizionale, così come più elevata risulta la propensione all'innovazione. Secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat e Ismea, infatti, il 24,4% dei giovani risulta aver realizzato almeno un investimento innovativo nel triennio 2018-2020, a fronte del 9,7% dei lavoratori agricoli meno giovani. Non a caso, quasi un’impresa agricola giovane su tre (31%) applica oggi tecniche di agricoltura di precisione 4.0”.

Un fenomeno, questo, che rischia ora di essere messo all’angolo dall’esplosione dei costi alimentata dalla guerra, che si aggiunge ai problemi già causati dalla burocrazia e dai suoi meccanismi, che sottraggono alle aziende 100 giorni di lavoro e spesso ostacolano spesso lo stesso accesso alle risorse comunitarie.

“Occorre sostenere il fenomeno del ritorno alla terra – concludono, dunque, il Presidente Ligure e il Delegato Confederale – e la capacità dell’agricoltura italiana di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale che, peraltro, sono destinate ad aumentare nel tempo”.

 

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