"Un libro di un intellettuale che non abdica di fronte alla crisi della politica", l'ha definito Luca Borzani, Presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova. Mentre Giorgio Pagano, Presidente di Mediterraneo, ha parlato di un libro "molto radicale, che dice cose scomode sull'insufficienza del mercato senza regole nell'economia e dell'individualismo privatistico negli stili di vita". La tesi di Caselli è che "l'uomo deve ricostruire se stesso". "Il sentiero è stretto ma è percorribile -ha proseguito- c'è bisogno del ritorno dell'etica nelle relazioni sociali, politiche ed economiche, di diritti per gli esclusi, in modo tale che possano crescere per tutti, di una grande riforma del capitalismo finanziario, e di nuove categorie concettuali: sviluppo non illimitato, bene comune inteso come bene sociale condiviso da tutti attraverso processi partecipativi, gratuità, dono, intreccio tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta per fronteggiare la crisi delle istituzioni". Caselli, infine, si è soffermato sull'importanza delle "virtù civiche": "la sopravvivenza delle democrazie occidentali è legata alla disponibilità di energie vitali da ricercare non tanto nelle istituzioni quanto nei comportamenti virtuosi dei cittadini". Concetti ripresi da Antonio Carro, segretario provinciale della Cisl, e da Sergio Migliorini, segretario regionale: "la vita buona si conquista combattendo il neoliberismo, con l'umanesimo del lavoro e sviluppando la partecipazione anche all'interno del processo produttivo, sulla base del modello tedesco".