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Ricordi e riflessioni sul Sessantotto ad Arcola, dal Vietnam a Gramsci In evidenza

La presentazione dei libri di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello si è soffermata in modo particolare sul tema dell'autorità.

Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello "Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” ha fatto tappa, sabato 12 novembre, anche a Romito Magra, per iniziativa del Comune di Arcola e della Sezione ANPI di Arcola. Emiliana Orlandi, presidente della Sezione ANPI, si è soffermata sulla caratteristica del libro: “studiare i grandi fenomeni della storia fatti dalla vita di ciascuno, arrivare alla grande storia a partire dalla dimensione della soggettività”. Roberto Centi, insegnante e consigliere regionale, ha dialogato a tutto campo con Giorgio Pagano su molti dei temi affrontati dal libro. In particolare, Centi si è soffermato sul tema dell’autorità, chiedendo a Pagano come, a suo parere, il Sessantotto lo affrontò.

Pagano ha affermato: “Il Sessantotto non ha escluso la possibilità di una modifica delle istituzioni, di un’altra autorità: un’autorità ‘bidirezionale’, un’autorità responsabile che accresce le responsabilità di tutti, nella prospettiva ‘paritaria’. Come nel caso dell’’istituzione aperta’ in cui Franco Basaglia e altri cercarono di trasformare il manicomio. Come nel caso di don Milani, che voleva un’altra Chiesa, un’altra scuola. Il prete di Barbiana voleva un’altra autorità, non abolirla. Mentre Rudi Dutschke prospettava una ‘lunga marcia attraverso le istituzioni’ per tentare di cambiarle, in una lotta prolungata, forse infinita. L’alternativa tra riformismo e rivoluzione non è adeguata a esprimere ciò che persone così diverse cercarono di fare. Forse bisognerebbe usare il termine ‘conversione’ dell’istituzione e dell’autorità. Il Sessantotto usò, per descrivere sé stesso, soprattutto la parola ‘contestazione’. Don Milani usò invece il termine ‘conversione’, forse il più adeguato”.

Non sono mancati i riferimenti al Sessantotto arcolano e ai suoi tanti protagonisti, studenti e operai. In particolare è stato ricordato lo scomparso Umberto Roffo, di Trebiano, allora studente al Chimico di Carrara, simbolo del “Sessantotto degli inizi”, libertario ed etico. Pagano ha ricordato l’impegno delle donne arcolane per la pace in Vietnam.

Tra i tanti presenti c’era Walter Tacchini, in quegli anni all’inizio del suo percorso artistico, che ha parlato dell’importanza che ebbe nella sua formazione Gramsci, per “il ruolo decisivo che dava alla cultura, all’arte fatta da uomini che devono parlare agli uomini, alla riforma intellettuale e morale della società”. Mariella Ratti, in un messaggio, ha ricordato che “il Sessantotto è ancora presente: i valori di allora si sono manifestati in comportamenti, convinzioni, modi di vita, non solo nei movimenti collettivi ma anche nella vita quotidiana e nel lavoro ripensati in senso sociale”.

Il giorno precedente il libro aveva fatto tappa a Sestri Levante, per la cinquantesima presentazione. Nell’occasione Pagano ha ricordato che “Mistero buffo” di Dario Fo, la “giullarata popolare” che resterà per sempre nella storia del teatro mondiale, fu portato in scena per la prima volta proprio a Sestri Levante al Teatro Ariston, e poi alla Spezia al Teatro Monteverdi, il 1° ottobre 1969. Lo spettacolo di Sestri Levante fu contestato dagli operai della FIT per le critiche di Dario Fo e Franca Rame al PCI e al sindacato, e quindi sospeso. Fo e la Rame giurarono quindi: “A Sestri Levante non metteremo più piede!”. Negli anni Ottanta una delegazione di operai della FIT si recò da Fo per chiedergli scusa. “Proprio per questo -ha detto Pagano- secondo alcune fonti la prima di ‘Mistero buffo’ si tenne alla Spezia. In realtà si tenne a Sestri Levante, e subito dopo alla Spezia. Ma la cosa più significativa fu che l’opera mosse i primi passi in una ‘provincia minore’ -il Tigullio e lo Spezzino- che era in realtà sempre più ‘sprovincializzata’ e inserita in un contesto nazionale e internazionale”.

 

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