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Cecidomia nel levante ligure, olivicoltura a rischio In evidenza

Coldiretti: “Se non facciamo qualcosa la malattia colpirà tutta la regione”

 

La cecidomia è arrivata anche nel levante ligure e minaccia quotidianamente la produzione del settore olivicolo, comparto già fortemente provato dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalle ripercussioni economiche del conflitto russo-ucraino.

 

“La cecidomia – spiegano Marco Lucchi e Paolo Campocci, Presidente e Direttore di Coldiretti La Spezia – è una malattia incontrollata, contro cui gli olivicoltori spezzini combattono da ben 3 anni senza sosta e, purtroppo, anche senza risultati. Quest’anno i danni sono ancora da approfondire in termini percentuali, poiché si basano sull’effettivo andamento della campagna olivicola, ma una cosa è certa: nonostante le stime siano difficili, le perdite sono sicuramente importanti. La malattia cresce incontrollata da anni e non si fermerà certo a breve: tutt’altro. Se non si interviene subito, la cecidomia avanzerà spedita, investendo prima l’area delle Cinque Terre e proseguendo, poi, inesorabile verso il genovesato e il resto della Liguria”.

 

Ad oggi gli imprenditori non hanno a disposizione pesticidi abbastanza forti da poter combattere la malattia, e anche effettuare i trattamenti previsti dalla norma regionale si sta facendo difficile vista la ristretta finestra temporale entro cui è possibile portare a termini le operazioni. Senza contare che anche coloro che hanno seguito alla lettera le indicazioni emanate dalle Istituzioni non hanno comunque ottenuto risultati. Allo stesso modo, gli olivicoltori che hanno provveduto a potare le piante malate si sono alla fine ritrovati a dover fare i conti con una malattia ancor più prolifica, oltre che con i germogli più giovani comunque intaccati dalla cecidomia.

“A questo punto – concludono Lucchi e Campocci – la Regione valuti formule di indennizzo al pari di quanto accade per le calamità naturali. È necessario, inoltre, investire nella ricerca e mettere in atto tutti gli approfondimenti del caso circa il fenomeno della cecidomia al più presto. Il rischio concreto è che, diminuendo radicalmente profitto, si acuisca il fenomeno dell’abbandono degli uliveti, che è ancor più dannoso per il territorio e per l’intero comparto. Ringraziamo, comunque, il CAAR (Centro di Agrometeorologia Applicata Regionale) per l’importante azione di monitoraggio effettuata finora, ma purtroppo alla luce della situazione attuale neppure questo è più sufficiente”.

 

La cecidomia delle foglie d’olivo (Dasineura oleae) è nota in Italia dalla prima metà dell’Ottocento a causa della sua importante diffusione in ambiente mediterraneo, ma non è stata annoverata tra le avversità primarie dell’olivo fino a tempi recenti, coincidenti con la comparsa di alcuni preoccupanti focolai. Tra quelli italiani dell’epoca contemporanea vanno, purtroppo, annoverati anche i focolai liguri, segnalati negli ultimi anni con incidenza crescente nella nostra provincia. Partita, infatti, da Grosseto – e tenuta monitorata, tra l’altro, anche dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – la malattia ha dapprima invaso la Toscana, causando forti problematiche in Lunigiana e aprendosi, poi, in un secondo momento, al territorio spezzino. Ad oggi tra i principali focolai troviamo gli areali della Spezia, Luni, Castelnuovo Magra, Ortonovo, Sarzana, Santo Stefano di Magra, Ameglia, Arcola e Vezzano Ligure.

 

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