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Redazione Gazzetta della Spezia

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"Rivolgiamo dunque la benedizione di Dio, per intercessione di San Antonio Abate, sopra queste creature e rendendo grazie al Creatore che le ha poste al nostro servizio, chiediamo di poter camminare sempre nella sua legge, e di non venire mai meno alla nostra penitenza umana e cristiana": con questa bella preghiera, si è aperta oggi pomeriggio nella piazzetta di fronte alla Chiesa Parrocchiale del borgo vecchio, la oramai consueta ed annuale benedizione degli animali.

Don Crispino, vice parroco del paese, ha riunito tutti i possessori di animali domestici, per impartire loro una speciale benedizione, che ha origini molto antiche: infatti la tradizione vuole che l’ordine degli Antoniani avesse avuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali poteva venire usato per ungere gli “ammalati” colpiti dal fuoco di San’Antonio.
I maiali erano nutriti a spese della comunità e potevano scorrazzare liberamente dentro le mura del paese, con al collo una campanella. La benedizione degli animali, storicamente ha sempre interessato animali considerati da “reddito” o da lavoro: era fattualmente una cerimonia rivolta agli uomini più che agli animali.
Oggi invece questa iniziativa si rivolge agli animali in quanto tali, considerati come esseri senzienti, ed ai loro tutori umani.
La nostra società moderna li ha accolti nei nuclei familiari, stabilendo con loro un importante rapporto affettivo e di condivisione, pensiamo alle persone anziane e sole che vivono e si dedicano a cani e gatti. La benedizione degli animali rappresenta non solo un evento religioso e di preghiera che affonda le proprie radici nella cristianità e nell'esempio di San Francesco e Sant'Antonio Abate, ma anche un messaggio culturale rivolto soprattutto ai giovani: un messaggio di rispetto, amore e civile convivenza con il Creato.


Ad accogliere la parola del Signore, sul sagrato della Chiesa intitolata a San Giovanni Battista, numerosissimi cani, un gallo nero, qualche gattino, un criceto, alcuni pappagallini, e un piccolo coniglietto.

Comprensibile l’emozione dei più piccoli, emozione accompagnata con le dolci parole composte da Don Crispino rivolte agli animali ed ai loro padroni. Anche con queste piccole manifestazioni, ha ricordato il Don, la comunità si “fonde”, ed il senso di appartenenza religiosa si salda, la numerosa partecipazione da parte dei Monterossini, è il segno di un cammino spirituale, che piano piano rende l’uomo partecipe al grande disegno Divino. Al termine della celebrazione religiosa, i confratelli del’ “Aatoiù” (oratorio) Mortis et Orationis, hanno distribuito ai fedeli presenti i panini benedetti ed i sanguinacci.


Tutti gli animali presenti hanno tenuto un comportamento esemplare, quasi si rendessero conto dell’importanza della funzione religiosa che gli veniva tributata.


(Testo: Nicola Busco)

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