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Primarie PD per la Regione, Fiore: "Non infiliamoci in bega interna su nomi e regole"

"Ho letto con interesse il resoconto dei quotidiani sulla direzione regionale del PD del 16/6 u.s. alla quale, pur facendone parte, non ho potuto partecipare per ragioni famigliari. Ciò che emerge dai giornali è un confronto tra due visioni differenti: da un lato la predilezione per le candidature (ovverosia fissare a breve le Primarie, costringendo tutti i potenziali competitors a disvelarsi) dall'altro il privilegio per la costruzione del "cantiere del centrosinistra" e, cosa ancor più importante, dei programmi". Così Michele Fiore, membro della direzione regionale del PD e assessore a Lerici.

"Personalmente - prosegue Fiore - ho sempre privilegiato il secondo modello, anche quando alle Primarie ho partecipato in prima persona. Anche perché se da un lato non mi appassiona la pluriannunciata (e, per certi versi, fulminea) candidatura di Raffaella Paita, né la collezione di adesioni dal sapore fideistico, dall' altro non mi convince neppure (ammesso sia effettivamente così) la spasmodica ricerca di un/a candidato/a alternativo abbastanza "pesante" dal contrastarne l'avanzata. Appartengo alla generazione (quella dei "nativi" del PD, per capirci) che le Primarie le ha chieste e difese perché con le Primarie ci è nato e lo ha fatto (pur non ritenendole la "ricetta salvifica") poiché rappresentano uno dei pochi strumenti che hanno mostrato capacità di riavvicinare i cittadini alla politica. Un'innovazione salutare per la Democrazia. Ma non immagino un confronto sganciato dai contenuti e dalla definizione del perimetro delle alleanze. Perché molti nodi restano sullo sfondo: dalla scelta dei nostri "compagni di viaggio" dato che non è (almeno per quelli come me) del tutto secondario se guarderemo alla nostra Sinistra (aprendoci a SeL e alle sensibilità che si muovono nella società e spontaneamente si associano e, perché no, recuperando un po' di Grillismo di Sinistra: quello che non si riconosce nell'alleanza con l'UKIP di Farage, per capirci) oppure al centro (quale, poi, dopo le ultime Europee, non si capisce bene dato che Scelta Civica è stata fagocitata dal PD di Renzi) oppure a tutti e due assieme, costruendo un'alleanza larga che non abbia però i difetti del famigerato "Modello Liguria" (quello con l'UDC a tutti i costi), dapprima proposto come modello nazionale, salvo, poi,  essere abbandonato tra scandali (anche Regionali) ed insuccessi elettorali. E poi, cosa più importante, le cose da fare. Perché le Primarie (da Statuto) sono di coalizione e una cornice programmatica unitaria è fondamentale per garantire la tenuta della coalizione anche nel post Primarie, dove le tensioni, volenti o nolenti, si faranno sentire e solo una coalizione forte e coesa ed un impianto programmatico solido possono evitare dannosissimi "spargimenti di sangue" in vista della tornata elettorale. Si badi: non si tratta di un aspetto secondario dato che nella nostra Regione finisce una stagione (su cui ognuno, legittimamente, avrà maturato il proprio giudizio) e si apre una pagina nuova e dal 2010 ad oggi, in un mondo velocissimo ed in continua evoluzione, è cambiato davvero tutto. Occorrerà non gettare via il bambino con l'acqua sporca dato che la Regione Liguria ha saputo, per molti versi, rappresentare un modello virtuoso, ma, al contempo, segnare una profonda cesura col passato su tutta una serie di fattori rispetto alle quali abbiamo bisogno di essere discontinui anche rispetto a noi stessi. Confronto programmatico, coalizione, primarie. Questa è la road map che, a mio modesto avviso, il PD deve tracciare nel prossimo futuro. Perché se anche in Europa (grazie all'Italia) si mettono finalmente le politiche della Commissione davanti alla scelta del Presidente ("i contenuti prima delle persone", per dirla con Renzi), inaugurando, così, un nuovo corso, non si capisce bene perché in Liguria dovremmo fare all'opposto, fissando le Primarie prima ancora di sapere cosa dobbiamo fare nei prossimi 5 anni e insieme a chi dobbiamo farlo. Siccome non mi paiono, onestamente, questioni di poco conto e immagino che per trovare una sintesi occorrerà consumare parecchie discussioni (ed energie), mi concentrerei innanzitutto su questo. Perché possiamo permetterci di confrontarci, persino scontrarci, sulle cose da fare, sulle ricette da proporre ma non di infilarci in una fase tutta interna, in cui si discute (magari litigando e magari sulla stampa) solo di nomi e regole. Significherebbe non aver capito nulla del mandato ricevuto lo scorso 25 Maggio".

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