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"PD, un partito da rifare? Le ragioni di una crisi" secondo Antonio Floridia In evidenza

di Marina Lombardi - La presentazione del libro ha segnato l'inizio di un ciclo di incontri che vede la collaborazione tra PD, Circolo Pertini e Associazione Mediterraneo.

Parte la collaborazione tra PD, Circolo Pertini e Associazione Culturale Mediterraneo, che con un ciclo di incontri e iniziative si uniscono allo scopo di riflettere su temi quali socialismo, democrazia, uguaglianza e libertà. Il ciclo si apre con l’incontro di loggi, unedì 23 gennaio, volto a discutere e approfondire i temi del libro “PD un partito da rifare?” di Antonio Floridia, politologo e docente universitario. A discutere con l’autore sono presenti il Deputato e membro fondatore del PD Andrea Orlando e il Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo Giorgio Pagano.

Si tratta di un’analisi storica, politologica e forse anche antropologica, nella quale Floridia mette in discussione la struttura stessa del partito, attraverso una rilettura dei fatti e delle azioni politiche messe in campo negli anni. Il libro nasce da una riflessione che l’autore fa sul dato che riguarda l’esodo politico per cui in 15 anni il PD ha perso metà dei propri voti. Floridia si pone quindi la domanda “Questo dato è solo per colpa dei gruppi dirigenti oppure c’è un problema strutturale di base?”. Se è vero che i gruppi dirigenti contano, altrettanto vero è che “il PD è un partito in gabbia, perché rimasto prigioniero del suo impianto formativo che non ha saputo adeguarsi alle condizioni – afferma Floridia – la logica che sta alla sua genesi, ha bloccato la possibilità di revisione in corsa”.

La tesi del docente è quella che segue la linea secondo cui dietro le parole ci siano delle assunzioni teoriche, di principio, che guidano le scelte. Nel caso del PD, secondo la sua analisi, è difficile capire qual è stato l’orientamento. Riportando l’esempio degli anni del renzismo, tema affrontato anche nel libro, analizza la caratteristica strategica e culturale del PD, che era quella di avere da un lato scelte di carattere neoliberista sul piano economico e sociale, compensate da un forte radicalismo dei diritti civili. L’idea è quindi quella che il partito non poggi più su una base sociale ben definita, diventando un partito che “prende tutto e cerca di rappresentare gli interessi sociali rappresentati”.

La discussione verte sulla comprensione delle vicende, identificando un punto cruciale per capire la deriva del PD. “È necessario studiare la sinistra, ma anche la destra, per fare in modo che la politica si metta in campo e funzioni” - afferma Giorgio Pagano – capire punti di forza e di debolezza dell’una e dell’altra”.

Come spiega Andrea Orlando, un fattore che ha connotato negativamente il partito è la mancanza di una platea alla quale dare conto. “I vecchi partiti avevano una base di militanti che ti chiedeva conto delle cose che avevi fatto – spiega - adesso diamo conto di quello che abbiamo fatto nel corso di 2-3 anni ma non di ciò che hai fatto sulle singole scelte".

Si tratta quindi di un libro fatto di considerazioni, analisi storiche e attuali, politiche e culturali, volto ad attribuire valore a quello che è lo studio del passato, volto a riformare il presente.

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Redazione Gazzetta della Spezia

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