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Sopralluogo a Saliceti dei vertici di Regione Liguria per l'inizio dei lavori per il biodigestore In evidenza

Le dichiarazioni dei vertici di Regione Liguria. 

Si è tenuto oggi un sopralluogo dei vertici e dei tecnici di Regione Liguria al cantiere dell’impianto di trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (FORSU) di Saliceti, nel Comune di Vezzano Ligure. 

Al sopralluogo erano presenti il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, l’assessore all’Ambiente Giacomo Raul Giampedrone, il presidente della Provincia Pierluigi Peracchini, il Commissario dell’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti Monica Giuliano, l’amministratore delegato di Iren Paolo Emilio Signorini, il sindaco di Vezzano Ligure Massimo Bertoni, oltre ai tecnici regionali e ai responsabili di Re. Cos, società che realizzerà l’impianto.

Il progetto di Recos prevede la collocazione dell’impianto presso il sito di Saliceti, a fianco dell’esistente impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico dei rifiuti indifferenziati) con il quale si determineranno sinergie gestionali, strutturali e logistiche, a costituire un vero e proprio Polo Integrato per il trattamento dei rifiuti urbani del levante Ligure, nel rispetto dei principi di prossimità e autosufficienza.

 

“L’avvio della fase realizzativa – hanno dichiarato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e l’assessore all’Ambiente Giacomo Giampedrone - ci permette di compiere un passo decisivo verso la chiusura del ciclo dei rifiuti nella nostra regione, rendendo autosufficiente la Liguria in modo che i rifiuti, inviati fino ad oggi fuori regione con importanti costi anche ambientali, possano essere trattati sul territorio in modo sicuro, efficace, efficiente, moderna e ambientalmente sostenibile oltre che in modo sempre più conveniente per i cittadini. L’impianto è dimensionato in modo corretto per smaltire la frazione umida del Tigullio e dello spezzino: in una regione che 8 anni fa abbiamo ereditato senza un piano dei rifiuti e con una situazione definita ‘arcaica’, credo cheabbiamo fatto passi avanti importanti. Si tratta quindi di uno step fondamentale anche per l’autosufficienza di tutto il sistema, all’interno del percorso, condiviso con le Province e gli ambiti di attuazione, di quanto previsto nel piano regionale. Questo progetto – hanno concluso - anche a livello nazionale ha ricevuto un oggettivo riconoscimento, con il contributo concesso dal ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica a valere su risorse PNRR di 40 milioni di euro, massimo ammissibile su una spesa complessiva di 52 milioni 400 mila euro". 

Le caratteristiche del progetto 

La biodigestione è un processo del tutto naturale che non utilizza alcuna sostanza di sintesi, ma impiega diversi tipi di batteri che trasformano il materiale organico trattato. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, tutte le attività dell’impianto, a partire dallo stoccaggio del materiale in entrata, avverranno in fabbricati chiusi dove sarà mantenuta una leggera depressione pneumatica, al fine di evitare fuoriuscite di cattivi odori; tutti gli edifici saranno comunque dotati di sistemi di purificazione dell’aria per l’abbattimento definitivo di ogni odore verso l’esterno. Anche il sistema di deodorizzazione si basa su principi di degradazione naturale delle sostanze organiche volatili ad opera di batteri che si sviluppano all’interno del biofiltro.

Nessun problema neppure per la falda acquifera e per il fiume Magra, non essendo previsto alcuno scarico di percolati o di acque di processo in corpi idrici superficiali o in ambiente: le poche acque di processo saranno ricircolate in impianto e smaltite, tramite rete fognaria o conferimento, presso idonei impianti di trattamento. La distanza dell’impianto, pari ad alcuni chilometri, dalle due principali zone pozzi del territorio, Fornola e Battifollo (ricordiamo che la normativa vigente impone una zona di rispetto e di limitazione delle attività umane, a tutela e salvaguardia della risorsa idrica, pari a 200 metri dall’area di captazione) garantisce, unitamente ai presidi di monitoraggio e controllo, che non vi saranno interferenze con l’acquedotto spezzino.

Infine, l’incremento del traffico generato dalle attività del nuovo impianto, rispetto all’attuale situazione, è quantificabile in 14 camion al giorno, che non impatteranno sulla viabilità ordinaria utilizzando direttamente la vicina autostrada. Si prevede una tempistica di circa due anni per la fase realizzativa e per l’avvio dell’impianto. L’importo dei lavori ammonta a circa 69 milioni di euro, per un impianto che a regime impiegherà 20 unità di personale, oltre all’indotto.

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