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Gil, capo missione Geo Barents: “Quando interveniamo è sempre per emergenza” In evidenza

di Marina Lombardi e Ginevra Masciullo – Iniziati i primi sbarchi, in seguito il trasferimento a SpeziaExpò.

Sono 336 i migranti a bordo della Geo Barents, per lo più provenienti da Siria, Eritrea, Bangladesh e Pakistan. 80 sono minori, di cui 49 non accompagnati e 21 hanno meno di dieci anni, i più piccoli sono due neonati di meno di un anno.

“Ci sono diverse persone a bordo che hanno bisogno di cure mediche - dichiara Juan Matias Gil, Capo missione Medici Senza Frontiere - i primi ad essere sbarcati. Nessuno ha gravità particolari ma tutti hanno bisogno di un controllo medico".

“A bordo la situazione è piuttosto tranquilla – spiega- hanno paura perché non sanno che cosa succederà perché non abbiamo informazioni sicure da dargli ma sono tranquilli”.

“Si tratta di persone che hanno affrontato l’attraversata del Sahara, il soggiorno in Libia, che ogni volta è sempre più luogo da cui cercano di scappare. Tante persone ci testimoniano la situazione drammatica, maltrattamenti fisici, abusi, violazione dei diritti umani.

Juan Matias Gil, capo missione Medici senza frontiere

La nave ONG questa volta è stata aiutata dalla guardia costiera italiana indirizzandola verso il secondo soccorso: “I soccorsi che facciamo sono in situazioni di emergenza, in questo caso abbiamo fatto il primo soccorso e c’era già questa allerta – continua Gil - finito questo, è stata la guardia costiera italiana che ci ha indicato di andare verso il secondo e ci ha aiutati a trovarli, indicandoci dove erano esattamente i migranti".

Sul rischio di una multa da parte del governo, il capo missione dichiara: “Speriamo di no, noi continuiamo ad agire sotto la legge internazionale. Ricordiamo che il decreto-legge del 1° gennaio va contro il diritto internazionale. Noi facciamo quello che dobbiamo fare, salvando le persone che sono in situazione di emergenza in mare”.

Ma la decisione di scegliere il porto della Spezia resta ancora molto discussa. “E' troppo lontano – afferma-  è lo stesso discorso di sempre, ci sono tanti porti prima, questa è un’altra violazione del diritto internazionale, mandarci fino qua a più di duemila chilometri è un rischio. È bene rispettare queste leggi per il benessere delle persone che sono a bordo di una barca in condizioni di emergenza e con bisogno di attenzione e cure mediche specializzate a terra”.

Anche questa volta la Guardia Costiera ha chiesto di fornire la scatola nera “ci è stata chiesta la scatola nera, come sempre, continuiamo ad essere convinti che non siamo obbligati a farlo, nella convenzione internazionale è esplicitato che si può chiedere solo in situazione di incidente marittimo. Un soccorso non è un incidente marittimo” conclude.  

L’accoglienza al pala-expo

Nei prossimi giorni l’Expo sarà un luogo di appoggio ma non di permanenza; tuttavia, la Caritas Diocesana si è adoperata per renderlo il più accogliente possibile. Sono già stati preparati i pasti per stasera in modo che i migranti possano riprendere energia dopo il lungo viaggio.

All'interno della struttura è stata creata una divisione per dar modo a mamme e bambini di essere separati dagli uomini. La Caritas ha anche fornito ai migranti capi di abbigliamento puliti e scarpe, molte delle quali fornite dal negozio di calzature Melley. Il pranzo di domani sarà invece offerto da Silvia Cardelli chef dell'Osteria della Corte che ancora una volta ha deciso di dare un aiuto concreto.

 

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