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Inquinamento causato dalle navi: le emissioni sono un danno per la salute pubblica? In evidenza

di Marina Lombardi - I timori e le richieste dell'associazione Rete Ambientale Altro Turismo.

"Sì al turismo, No all’inquinamento" è il motto della Rete Ambientale Altro Turismo, che ha organizzato un corteo cittadino per mercoledì 26 ottobre alle ore 17.00 finalizzato alla richiesta di studi sulle emissioni di agenti inquinanti delle navi attraccate al porto della Spezia, in pieno centro urbano.

La questione dell’inquinamento legata alle emissioni delle navi da crociera e da trasporto merci è ormai all’ordine del giorno, una problematica legata al benessere pubblico e alla qualità della vita cittadina. Rete Ambientale Altro Turismo nasce dalla necessità di mettere in campo delle azioni concrete al fine di salvaguardare la città dalle emissioni atmosferiche inquinanti, a cui hanno dato vita, qualche mese fa, le associazioni: Legambiente, Circolo Culturale Alessandro Pertini, CittadinanzAttiva, Italia Nostra, No Biodigestore Saliceti, Palmaria SI Masterplan NO!, Posidonia e VAS Verdi Ambiente Società.

Le associazioni, tramite la ricerca di una documentazione e approfondimento della tematica vogliono far emergere il problema legato ai fumi delle navi da crociera e da trasporto merci, ma non solo, estendendolo a tutte le emissioni del porto della Spezia. Ciò che richiedono è “una misurazione precisa di quello che il golfo può supportare e più di quello non permettere” dichiara il rappresentante di Legambiente Stefano Sarti.

Fino ad ora si sono esposti sulla stampa, con richieste al comune, all’Arpal e alla Regione, chiedendo un intervento immediato, ma senza alcuna risposta. Hanno così proceduto con una diffida nei confronti degli enti: Comune, Regione, Capitaneria di porto e Autorità Portuale, in cui chiedevano di introdurre delle misure efficaci per contenere l’inquinamento delle navi. Sono passati già circa venti giorni e il passo successivo è stato quello di fare un esposto alla procura della Spezia in cui si ravvisano alcune tipologie di reati ambientali. Adesso il problema è nelle mani della procura e si dovrà affrontare anche da un punto di vista giudiziario.

A raccontare le iniziative attuate dalle varie associazioni è anche l’avvocato Marco Grondacci, che insieme al collega Assolini ha presentato l’esposto che è stato depositato in procura alcuni giorni fa. Il documento è basato sui dati provenienti dalle centraline della città riguardo le emissioni inquinanti. I dati dicono che ci sono continui superamenti dei limiti di legge, soprattutto per quanto riguarda il biossido di azoto. Nel mirino c’è la zona di via San Cipriano, dove è presente un’alta densità abitativa e dove si trova l’ospedale civile.

I picchi - evidenzia la Rete - avvengono nei momenti in cui le navi risultano attraccate al porto, una volta che lasciano la banchina, questi risultano diminuire. Nonostante la legge dica che ciò che conta è la media annuale, una cifra pari a 40 microgrammi al metro cubo di area di biossido di azoto, risulta comunque problematico il fatto che per lunghi periodi di tempo, ossia per molte ore durante l’arco della giornata, ripetutamente, le emissioni possono creare problemi alla salute pubblica.

“Il discorso è che la salute umana non fa le medie, gli abitanti che vivono in quelle zone respirano per una settimana i picchi d’inquinamento; quindi, è necessario capire se i picchi causino danni alla salute”, dichiara Sarti.

I progetti da parte dell’Autorità Portuale esistono, si parla di elettrificazione delle banchine, che dovrebbe essere attuata entro il 2026.

“Rischiamo quindi di stare altri tre anni in questa situazione” dichiara Grondacci. “Nel 2017 e 2018 i dati Arpal hanno superato i limiti annuali, per due anni di seguito nella zona di via San Cipriano risultano fuori legge, il che è stato segnalato alla procura all’interno dell’esposto – prosegue l’avvocato - nel 2019 si è sforato il limite, 39.6 invece che 40, e nel 2020 c’è stato il covid. I dati del 2021 non ci sono ancora, nonostante il termine di legge sia scaduto a giugno di quest’anno”.

La media annuale secondo la legge dà come valore i 40mg, l’OMS da diversi anni propone di portarla a 10, il che fa capire quanto possa essere a rischio la salute pubblica.

La soluzione delle banchine elettrificate lascia però ancora molti dubbi sulla reale soluzione del problema, le associazioni infatti mettono in discussione il progetto chiedendosi se questa rappresenterebbe una soluzione definitiva. A questo proposto Sarti dichiara: “C’è da capire se sarà sufficiente per allacciare le navi e anche se le navi stesse siano predisposte per questo tipo di allaccio. I lavori per l’elettrificazione dovrebbero partire tra poco con i soldi del PNRR, e terminare nel 2026, anche ammesso che sia una soluzione, possiamo aspettare il 2026 in queste condizioni?”.

Con l’attuazione del progetto di elettrificazione delle banchine ci sarebbe la possibilità di far attraccare quattro navi nel porto, contemporaneamente, che “seppur elettrificate determinerebbero un altro problema, quello del flusso turistico” continua Sarti, “Se quindi l’elettrificazione serve per aumentare a dismisura il traffico delle navi il problema persisterebbe perché aumenterebbero anche i trasporti all’interno della città con mezzi su strada”.

Rete Ambientale Altro Turismo propone un tipo di turismo sostenibile, non massimizzato e intensivo, ma di qualità, legato al territorio e alla fruizione degli ambienti naturali.

Altri dubbi ancora riguardano i controlli effettuati dalla Capitaneria di porto sui combustibili rilasciati dalle navi che entrano in porto. Secondo un accordo internazionale, quando una nave entra in porto deve usare una bassa dispersione di combustili. Sarti dichiara: “dicono che i controlli sono ok, ma senza mai dare riscontro con delle note, i dati Arpal si trovano ma quelli della capitaneria di porto no. È necessario quindi anche capire come vengono fatti i controlli, al momento risulta che vengano fatti a campione”.

 

 

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