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"Futuro dell’ex OTO Melara è tema cruciale a cui si deve rispondere con concordia e sinergia istituzionale"

La nota del Sottosegretario di Stato alla Difesa Stefania Pucciarelli.

“Ancora una volta, nel giro di pochi giorni, la nostra città della Spezia si trova al centro di cronache che riguardano questioni cruciali per il loro potenziale impatto sul sistema economico-imprenditoriale – e quindi, per diretto riflesso, anche socio-lavorativo – dell’intero territorio.

In questo caso l’attenzione, seria ed accorata, è comprensibilmente rivolta al futuro di un complesso industriale di rilievo come l’ex OTO Melara, realtà produttiva determinante non solo per gli equilibri occupazionali della città, ma anche per l’assetto del comparto altamente strategico dei fornitori della nostra Difesa nazionale.

Il tema del lavoro e quelli ad esso collegati, come la filiera formativa e più in generale l’attrazione di capitali da investire, meritano la massima attenzione. A cui però non deve essere assolutamente secondario l’impegno concreto a ricercare le indispensabili sinergie tra istituzioni interessate. Soprattutto a farlo oltre gli slogan; anche quelli elegantemente manifestati ‘in punta di penna’, usando l’ormai nota pratica del colpire qualcosa o qualcuno asserendo l’intenzione del non voler affatto ricorrere a tali modalità verso quel qualcosa o qualcuno.

Un prerequisito da costruire innanzitutto sulle solide basi di una responsabile concordia, fattiva nell’individuare insieme la giusta sintesi sui migliori obiettivi pragmaticamente conseguibili, sulle correlate priorità e sugli strumenti da utilizzare per perseguirli.

Tutto questo meriterebbe forse, da parte di tutti, qualcosa di più del silente impegno nei rispettivi palazzi – per quanto possa essere lodevole negli intenti – o dei facili proclami accusatori di chi si accoda alla piazza elevando il già alto livello di tensione dei lavoratori.

Chiama certamente in causa un’opera seria – cioè scevra da politicizzazioni – per l’ascolto e la condivisione informativa verso le realtà locali che ne sono coinvolte.

Fondamentale per evitare fisiologiche derive rispetto, tanto all’amplificazione del rischio di ingenerare percezioni di distacco, quanto al contenere il fenomeno della nascita e diffusione di comunicazione o contro-comunicazione ‘informale’, distorsiva per sua natura, vuoi perché basata su conoscenze frammentarie o valutazioni sommarie, vuoi perché talvolta alimentata addirittura da strumentalizzazioni e finalità speculative.

I presidi attivati all’ingresso dello stabilimento di Melara e i riverberi di questo stato di agitazione che stanno investendo arterie critiche per la viabilità spezzina rappresentano manifestazioni di evidente apprensione e angoscia per chi si trova davvero ‘in prima linea’ in un territorio che, a più riprese, ha già vissuto sulla propria pelle pesanti problematiche occupazionali e che tutto si aspetta meno il doverle subire di nuovo; peraltro in questa fase già gravata dai dolorosi effetti medico-sanitari e socio-economici della persistente pandemia.

Pienamente concorde sulle complessità e sulle correlate cautele del caso che riguardano le gestioni di grandi gruppi quotati in borsa e le dinamiche dei mercati, che non possono non essere tenute in debita considerazione, rinnovo la mia piena disponibilità al confronto aperto e costruttivo, esprimendo un sentito auspicio affinché un patrimonio della città e del comparto industriale della difesa come l’ex OTO Melara possa continuare ad esprimere al meglio la propria produttività e, soprattutto, che dall’ipotesi di vendita non ne debba derivare la consegna della proprietà nelle mani di imprese straniere.

Da donna delle istituzioni e da italiana, prima ancora che da spezzina, oltre che dalla specifica vicenda, sono preoccupata del paradigma ad essa sotteso, messo a nudo da quanto sta accadendo.

Siamo tutti molto preoccupati, e a buon ragione, dei rischi gravanti sull’azienda in termini di spacchettamento e cessione a realtà estere, su cui si sta discutendo animatamente per scongiurarli.

Nel Paese che vorrei, attento cioè alle dinamiche geopolitiche e di finanza transnazionale in atto, dovremmo invece impiegare il nostro tempo per incrementare ed affinare logiche virtuose di accorpamento all’insegna dell’italianità, ormai ineludibili per generare la ‘massa critica’ necessaria sia per competere sui mercati globali sia per sostenere il rango di nazione progredita e influente in seno alla comunità internazionale che l’Italia merita".

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