"Nasco come pittore e nel 2011 quando il vaticano mi propone un grande progetto sul tema umano dell'immigrazione inizio a lavorare su tela. - Spiega l'artista Gustavo Aceves alla visita inaugurale della sua esposizione di opere scultoree parte di Lapidarium. Alla sua guida introduttiva hanno partecipato il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, la sua Vice Manuela Gagliardi, l'assessore alla cultura Paolo Asti e l'assessore regionale Giacomo Giampetrone, oltre ad un nutrito numero di cittadini e ospiti.
"La pittura non mi bastava per dare adeguata drammaticità al tema - prosegue Aceves - Allora ho scelto un'icona ispirandomi alla storia dei Cavalli di San Marco. L'opera scultorea antica e maestosa che con le sue vicissitudini è simbolo di forzato spostamento. Il primo cavallo misura tre metri, come uno della quadriglia originale. Alla base è presente lo scheletro di uno scafo di una nave, così come mostra il proprio scheletro, un riferimento al mito del cavallo di Troia. Fino ad ora ho realizzato 45 cavalli e non so dove arriverò. E' l'opera stessa che mi porta a continuare a realizzare nuove versioni di cavalli. La serie inizia con un teschio all'interno del cavallo che piano piano si trasforma, si rompe e alla fine si arriva al cuore. Anche il colore cambia e conclude con un cuore rosso ed un cavallo bianco. A seconda delle esposizioni trovo nuove ispirazioni: a Berlino sulla pelle dei cavalli erano incisi dei numeri in ricordo all'olocausto, a Roma ho scelto un simbolo quasi etnico che simboleggia "aspettando i barbari". Il mio punto di partenza e' sempre una riflessione umanitaria. Ci sono anche cavalli con la pelle fatta di teschi in Messico che rappresentano l'aldilà".