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Suvero prosegue la tradizione del “Carnevale dei Belli e Brutti”, con il suo alone di mistero In evidenza

Molto atteso e sentito e di origini antichissime, ma restano ancora molti punti interrogativi sul suo significato.

Il “Carnevale dei Belli e Brutti”, dalle radici antichissime e avvolto nel mistero, continua a vivere nella tradizione di Suvero. Le maschere, chiamate “pagliacci”, si riuniscono l’ultimo sabato prima della Quaresima per celebrare l’arrivo della primavera insieme ai “belli”, mentre salutano l’inverno con i “brutti”.

Ancora oggi, i giovani si mascherano con gli stessi costumi indossati dai loro antenati. Le tradizionali maschere sono divise in due categorie: i “belli” e i “brutti”. I “belli” indossano abiti dai colori vivaci e fantasie floreali, decorati con trine, fiocchi e campanelli. I loro cappelli sono rivestiti con la stessa stoffa degli abiti e ornati con nastri, pizzi e perline. Al contrario, i “brutti” sono vestiti con pelli di capra o pecora, indossano lunghe corna sulla testa e maschere cupe e minacciose, con il viso tinto di nero. Inoltre, portano campanacci da mucca legati alla vita, che scuotono mentre si muovono.

I “brutti”, dalle sembianze animalesche, annunciano il loro arrivo suonando una grande conchiglia chiamata “a lu-maga” e agitando i campanacci, mentre i “belli”, di spirito gentile, si fanno conoscere ballando, accompagnati dal tintinnio dei campanelli cuciti sui loro vestiti.

Mascherati, i partecipanti al Carnevale girano fin dal mattino tra i casali, a bordo di camion e trattori, ricevendo in cambio cibo e generosi bicchieri di vino e grappa. Nel pomeriggio, sfilano per le strade del paese, fermandosi in ogni casa dove i “belli” ballano con le donne della famiglia, mentre i “brutti” si divertono a fare scherzi. Al calar della sera, tutti si riuniscono per cenare insieme, continuando a ballare e cantare, accompagnati dal suono delle fisarmoniche, fino a quando si ha ancora fiato per cantare e ballare.

Le origini e il significato di questa tradizione sono ancora avvolti nel mistero. Esistono manifestazioni simili in Italia e in Europa, come il carnevale dei “belli e dei brutti” a Schignano, in provincia di Como, e in alcune località della Sardegna, come Samugheo, con il “Mamutzone”, una figura “brutta”. Maschere simili si trovano anche a Skyros in Grecia (i Geros), a Viza in Tracia (i Kalogeroi), in Istria (gli Zvoncari) e in Slovenia. Alcuni studiosi associano l’origine di queste maschere a culti pagani legati a Dioniso, altri le collegano alle festività celtiche che celebravano il ritorno della luce e l’allungamento delle giornate.

Alcuni aspetti di queste tradizioni, come il suono delle campane e la mostruosità delle maschere, sono interpretati come un tentativo di scacciare le forze maligne dalle case, in previsione della primavera che favorirà la crescita dei raccolti. In segno di gratitudine, ai mascherati vengono offerti uova, dolci e vino.

Tuttavia, molte sfumature di questa tradizione sfuggono ancora alla comprensione degli studiosi, come ad esempio il motivo per cui sopravvive solo in un territorio così ristretto.


(Fonte: pagina web Associazione Carnevale dei Belli e Brutti)

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