Crediamo anche che il mondo intero debba alle fiere patronali di città e paesi buona parte del proprio sviluppo economico e sociale. Ma, appunto, di fiere patronali si trattava: eventi limitati nel tempo che traevano motivo d'esistenza da una ricorrenza civile o religiosa.
Oggi, dimentichi del Santo patrono, nella nostra provincia si "sagralizza" di tutto, e per mesi: dal muscolo fritto alla spalla cotta. Manca solo la sagra del capriolo polentone, ma ci arriveremo presto. I nomi delle pietanze sono succulenti, i prezzi invitanti e la pancia piena a basso costo assicurata.
Ma vi siete chiesti come facciano le associazioni di volontariato (parlo di quelle vere, senza scopo di lucro) ad autofinanziarsi da un'attività analoga a quella della ristorazione che vede in crisi fior fiore di professionisti?
Ogni cosa ha un suo costo e la sicurezza alimentare –fatta anche di scrupolosi controlli che ben conoscono gli addetti del settore– rappresenta uno dei maggiori gravami.
Presto è fatta l'equazione: minori costi –fiscali, retributivi, contributivi, di approvvigionamento, d'affitto locali e ammortamento attrezzatura– si traducono in immediati vantaggi che sfociano spesso in una spietata quanto sleale concorrenza verso chi questo fa di mestiere, sobbarcandosi tutte le gabelle e le direttive che lo stato gli impone. Purtroppo tale prassi sfocia, da un lato nell'asfissia del settore della ristorazione, dall'altro in fatti gravi come i malesseri i collettivi che a volte colpiscono ignari avventori di sagre varie.
Adesso non ci pare giusto fare di tutte l'erbe un fascio, ma anche nel mettere così tante frasche sul fuoco si rischia l'abbrustolimento. Ci rivolgiamo quindi ai sindaci della nostra Provincia, ai quali le vigenti normative consentono di autorizzare sagre e simili iniziative, e ci permettiamo di consigliare loro maggiore cautela nelle concessioni. Nostro scopo non è solo quello di proteggere una categoria -quella di ristoratori e simili, vanto nella Nazione del buon cibo– ma di tutelare la salute stessa dei cittadini. Ben venga la sagra del Santo patrono: qualche momento di allegra riscoperta dei costumi e dei sapori. Ma finita la festa, come dice il proverbio, "gabbato sia lo santo" e si ritorni a far svolgere una delicata professione a dei capaci professionisti.
Comm. Dott. Marco Buticchi
Presidente Federazione Italiana Pubblici Esercizi – La Spezia