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“Cibo e mindfulness”, un progetto lungo due anni per ridurre la selettività alimentare dei bambini In evidenza

Il progetto, finanziato da Fondazione Carispezia, ha coinvolto 7 scuole della Spezia.

Sono stati presentati questa mattina - nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso la sede della Fondazione Carispezia - gli esiti finali del progetto "Cibo e mindfulness nelle scuole dell’infanzia: diminuire la selettività alimentare in bambini con e senza diagnosi di disturbo dello spettro autistico", uno dei tre progetti selezionati e finanziati dalla Fondazione Carispezia attraverso il bando “Ricerca applicata in campo medico 2015-2016”.
Il bando era riservato a enti universitari e centri di ricerca pubblici e privati operanti sul territorio nazionale in partnership con l’Azienda sanitaria locale per la realizzazione di progetti di ricerca biennali in ambito sanitario rivolti alle più diffuse patologie del territorio della provincia spezzina, per la cui selezione la Fondazione si è avvalsa della collaborazione dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano.

 

Alla presentazione hanno preso parte Giovambattista Presti, vicepresidente di IESCUM - Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano; Silvia Cau, ricercatrice e referente scientifico del progetto; Franco Giovannoni, responsabile S.S. Dipartimentale Neuropsichiatria Infantile dell’ASL 5 Spezzino; Lucia Castiglia, responsabile Servizi Educativi Nidi e Scuole dell’Infanzia comunali; Maria Paola Buchignani e Valeria Dentici, psicologhe e psicoterapeute, responsabili del progetto.

Proposto da IESCUM - Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano - in collaborazione con l’ASL 5 Spezzino e con il Comune della Spezia, nell’ambito di intervento “malattie del sistema nervoso e degli organi di senso” – il progetto di ricerca “Cibo e mindfulness nelle scuole dell’infanzia” si è articolato in due annualità ed ha avuto come obiettivo la riduzione della selettività alimentare in bambini con e senza diagnosi di disturbo dello spettro autistico, attraverso il confronto di diverse tipologie di intervento finalizzate all'incremento del consumo di frutta e verdura.
Il progetto ha visto il coinvolgimento, sul territorio spezzino, di sette scuole comunali, 35 insegnanti, 12 educatori, 18 ausiliari, 17 cuoche, un'azienda specializzata nel settore - la CIR Food che ha coperto i costi dei cibi somministrati - per un totale di circa 450 bambini cui, nel corso dei mesi, i ricercatori IESCUM si sono dedicati al fine di avvicinare questi giovanissimi spezzini ad una alimentazione più sana. Come? Grazie alla mindfulness, una pratica basata su antiche tradizioni filosofiche orientali di meditazione, giunta poi in Occidente, dove è stata studiata con approccio scientifico.

«Si tratta di una forma di attenzione consapevole non giudicante, descritta clinicamente come il risultato dell’integrazione di quattro processi: accettazione, defusione, contatto con il momento presente e sé, inteso come contesto», ha spiegato il professor Giovambattista Presti, associato di Psicologia Generale presso l'Università "Kore" di Enna, vice Presidente IESCUM, nonché responsabile scientifico del progetto.
Gli esercizi di mindfulness proposti agli allievi delle scuole spezzine sono serviti ad avvicinare i bambini a cibi verso i quali avevano sviluppato un rifiuto, guidandoli all'assaggio. Così come la letteratura in materia certifica, grazie a ripetuti assaggi si può, nel tempo, modificare la preferenza personale verso quel determinato cibo e se ne può aumentare il consumo: è quel che è avvenuto nelle scuole coinvolte, grazie a questo progetto.

Anche ai bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico sono stati proposti lo stesso tipo di esercizi, ma con un'attenzione particolare: «a tutti i bambini delle scuole dell’infanzia della città della Spezia i nostri ricercatori hanno proposto esercizi volti a ridurre il loro grado di selettività alimentare – ha proseguito Presti – cioè quel comportamento che, attraverso il rifiuto di un particolare cibo o di un gruppo di cibi, altera l'equilibrio nutrizionale; tuttavia, al sottogruppo di bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico sono stati dedicati interventi mirati, individualizzati e adattati al caso singolo, alle specifiche competenze del bambino».

Un’iniziativa importante, quindi, che vede impegnate sul territorio numerose professionalità: «la fase preliminare del progetto è partita nei primi sei mesi del 2016, ed ha visto il coinvolgimento del personale specializzato di IESCUM, ovvero un team di analisti del comportamento già esperti ed in formazione; difatti questa ricerca si è rivelata anche una preziosa opportunità di lavoro e tirocinio per diversi psicoterapeuti e giovani laureati», ha spiegato il professor Presti.
«In un secondo momento, con specifiche riunioni di equipe, abbiamo attivato le competenze dei nostri partner locali: la Neuropsichiatria dell'ASL 5 Spezzino, grazie alla collaborazione del direttore generale Andrea Conti, fino al personale delle scuole coinvolte, passando per il coordinamento dei servizi educativi comunali, senza dimenticare i genitori degli alunni cui il progetto è rivolto: fin dal primo istante hanno manifestato grande interesse e spirito di collaborazione», ha proseguito Presti.
«Infine, siamo giunti alla fase finale del progetto: dopo aver realizzato una serie di sopralluoghi nelle scuole ed aver individuato le classi che hanno aderito al progetto, siamo passati alle attività sul campo. Il team di ricercatori, coordinati dalla dottoressa Silvia Cau, per diverse settimane si è impegnato sui vari fronti in cui si è articolato il progetto: gli interventi a scuola, finalizzati all’esposizione all’assaggio di frutta e verdura e basati sul gioco e su piccoli doni in funzione di incentivo; le attività di formazione degli insegnanti e dei genitori, volte a mantenere, dopo il progetto, comportamenti alimentari più sani; e infine la parte di ricerca pura, con la raccolta e l'analisi dei dati scientifici», ha spiegato Presti.

«Analizzando dati in nostro possesso, è stato possibile evidenziare come il consumo medio di frutta effettuato nell’intervallo di metà mattina da parte del campione analizzato si sia aggirato intorno ai 40 grammi prima dell’intervento - ha sottolineato Presti - mentre quello di verdura intorno ai 10 grammi, quantità che sono all’incirca da un quarto a un quinto di quelle giornaliere raccomandate. Alla fine dell’intervento le quantità si sono notevolmente innalzate ed il comportamento si è mantenuto invariato nel corso del tempo».
I dati raccolti hanno, inoltre, consentito di verificare come effettivamente le strategie, che la letteratura scientifica riporta come efficaci, lo siano state anche in questo specifico contesto.

«Esistono pochissime applicazioni, sulla fascia d'età 3-5 anni, della mindfulness nell'ambito alimentare, entro il contesto delle terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione: per questo motivo siamo particolarmente grati alla Fondazione Carispezia ed alla città della Spezia per aver reso possibile questa iniziativa, che affianca all'obiettivo di portare i cittadini del futuro verso stili di vita più sani l'opportunità - per un gruppo di giovanissimi professionisti - di misurare sul campo le loro competenze scientifiche» ha concluso il professor Presti.

«Il progetto "Cibo e Mindfulness" si inserisce all’interno di un percorso messo in atto dalla Neuropsicihiatria Infanzia e Adolescenza di Asl5 “Spezzino” in collaborazione con Pediatria Ospedaliera e Psichiatria, per la diagnosi, la presa in cura e il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)», ha aggiunto Franco Giovannoni, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Neuropsichiatria Infantile dell’Asl spezzina.
«La filiera messa in atto - ha proseguito Giovannoni - è articolata, e va dal Day-H ad interventi ambulatoriali, anche di gruppo ed espressamente pensati per l’alimentazione dei bambini più piccoli, fino al progetto Nave Italia che ha riscosso un grande successo».

«I DCA – spiega ancora il Dottor Giovannoni – comprendono anoressia, bulimia e binge eating, ma di fatto oltre alle patologie più manifeste, c’è tutto un sommerso di cattiva alimentazione che parte dall’infanzia e si evidenzia sempre più nel corso dello sviluppo. A oggi non è affatto raro vedere ricoverati dei bambini, anche di 5 o 6 anni, che non mangiano e non bevono nulla. A prescindere da questi casi eclatanti, peraltro in crescente aumento, ciò che sappiamo è che in Italia almeno un 20 per cento dei bambini è sovrappeso. E l’incremento di peso nell’infanzia è un qualcosa che difficilmente viene poi ricondotto a livelli di normalità nel corso successivo dello sviluppo. Il vero problema è che i nostri bambini mangiano troppo e male, con un abuso crescente di snack, merendine e bibite, che danno un rapido rialzo della glicemia e finiscono per riproporre in breve tempo un ulteriore senso di fame, in un circolo vizioso che si auto-alimenta. Quello che invece i bambini utilizzano poco nella loro alimentazione sono innanzitutto le verdure e poi la frutta».
«L’obiettivo che ci siamo dati, e pensiamo anche di esserci riusciti, è dare ai bambini una maggiore consapevolezza alimentare e al contempo condurli giocosamente all’assaggio crescente di frutta e verdura, in alternativa agli snack», ha concluso il Dottor Giovannoni.

Gli esiti finali del progetto verranno, inoltre, presentati nel pomeriggio di giovedì 24 maggio ad insegnanti e genitori presso la Mediateca Regionale "Sergio Fregoso", in via Firenze, 37.

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