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Sequestrate 13 mila tonnellate di proteine animali potenzialmente pericolose per la salute In evidenza

di Emanuela Cavallo - Le indagini sono state condotte dall'Ufficio delle Dogane della Spezia e dai Carabinieri del NAS. Nove gli indagati.

Esportavano illecitamente farine di proteine animali trasformate (P.A.T.) verso Vietnam, Filippine e Thailandia, aggirando i divieti previsti dalle disposizioni comunitarie e facendole passare per mangimi complementari e concimi, senza alcuna lavorazione o trasformazione per renderli tali. Sono nove gli indagati per falso indotto, frode in commercio e adulterazione di sostanze alimentari che rischiano da 1 a 6 anni di reclusione.

Il risultato è di 13 mila tonnellate di proteine animali trasformate con un valore di 6milioni e 500 mila euro e 524 container sequestrati: queste le cifre del lavoro sinergico svolto dall’Ufficio delle Dogane della Spezia e dai Carabinieri del NAS che ha sventato l’ingegnoso traffico che diverse società con sede nel bolognese perseguivano. Alla base la volontà di eludere ai controlli il fatto che le “farine” contenenti proteine animali non subissero nessun trattamento di trasformazione per farle diventare concime o mangime complementare per animale da compagnia.

I risultati dell’indagine e i numeri del sequestro sono stati presentati in conferenza stampa congiunta dal Direttore dell’Agenzia delle Dogane della Spezia Maria Cristina Madeddu e dal Comandante dei Carabinieri del NAS Gian Mario Carta, insieme ai funzionari delle Dogane Elvio La Tassa e Francesco Pittaluga. Un’operazione che ha impegnato per oltre un anno le forze dell’ordine, l’Ufficio Antifrode in collaborazione con i veterinari del P.I.F. (Punto Ispezione Frontaliero) e che ha sventato un potenziale pericolo per la salute pubblica.

Le P.A.T. (proteine animali trasformate) possono circolare tra stabilimenti con autorizzazione nei Paesi Europei e possono diventare mangimi a seguito di trattamenti purché non vengano utilizzati per animali da reddito. L’Unione Europea solo dal gennaio 2013 ha riammesso in parte le proteine animali trasformate nell’alimentazione degli animali, predisponendo rigidi controlli e monitoraggi.

Il rischio è dovuto a seguito del diffondersi della BSE (encefalopatia spongiforme bovina) – più nota come “sindrome della mucca pazza” – per cui il legislatore comunitario ha introdotto stringenti divieti di esportazione delle proteine animali trasformate, ossia dei prodotti destinati all’alimentazione degli animali, al fine di evitare il pericolo che le stesse venissero impiegate, nei Paesi non comunitari, per l’alimentazione degli animali (bovini, suini, ovini ed avicoli) le cui carni rientrano nella catena alimentare umana. Il divieto di esportazione è molto stringente e da esso restano esclusi solo i “mangimi composti” destinati all’alimentazione degli animali da compagnia, non utilizzati per l’alimentazione umana .

L’indagine, frutto di un lavoro di diversi mesi ed intercettazioni telefoniche, è partita da un controllo su merce partita dalla Spagna e diretta ad una società del bolognese che fittiziamente avrebbe dovuto eseguire le trasformazioni, mentre in realtà tramite il transhipment i carichi di farina si trasportavano all’estero.
Altro caso che ha definitivamente fatto scattare i sigilli è stato il tentativo di esportazione di merce per la Turchia, dichiarata mangime complementare per animale da compagnia che a seguito di esame a campione e test del DNA è stato scoperto quale P.A.T. con DNA di ruminante e dunque bloccato.

Le verifiche sulle società bolognese hanno portato definitivamente alla luce il piano dei trafficanti di falsi mangimi visto che nei capannoni non erano neppure presenti le attrezzature e le sostanze necessarie alle trasformazioni, ma le strutture servivano solo come luogo di deposito. Una delle persone coinvolte era già peraltro indagata per adulterazioni di sostanze alimentari perché responsabile di una spedizione di merce contaminata da diossina in Bangladesh.

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