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Editoriale di Luigi Grillo- Con la caduta di Kerson, già dichiarato territorio russo con i referendum farsa di due mesi fa, si può dire sconfitta la minaccia russa al governo filo occidentale ucraino e alle democrazie occidentali.

La Russia di Putin ha dimostrato tutti i limiti delle sue pretese imperiali.

Un esercito male e poco armato, mal condotto da generali incapaci, una truppa demotivata e risorse così limitate da dover chiedere l’aiuto dei droni iraniani per indebolire la volontà ucraina. Lo stesso Xi Jinping ha dovuto prendere atto che la Russia di Putin è solo una tigre di carta e non ha fatto nulla per aiutare l’amico.

La Cina non può rompere con gli USA e la Ue suoi mercati di esportazione, non poteva quindi seguire fino in fondo la politica aggressiva di Putin.

Con la satellizzazione dell’Ucraina Putin intendeva allontanare dalla Russia i confini della Nato ma li ha invece avvicinati con l’ingresso della Finlandia e Svezia nella Nato oltre che della stessa Ucraina che oramai ne fa parte di fatto.

In aggiunta a ciò la Russia è entrata ufficialmente in recessione: nel terzo trimestre il PIL ha accusato una contrazione del 4% su base annua. Il dato fa seguito al calo del secondo trimestre che era stato del 4,1%.

Con due trimestri consecutivi di calo del PIL la Russia è così ufficialmente entrata in recessione.

Segno che le sanzioni occidentali, comminate in seguito all’invasione Ucraina, iniziano a farsi sentire.

Il Ministero dell’Economia russo prevede un calo del PIL su base annua del 2,9 % mentre la Banca Centrale stima una contrazione del 3 – 3,5%. “Non possono essere le Banche Centrali a definire le politiche dei Governi “titolava giorni addietro un articolo apparso su Milano Finanze a firma di Angelo De Mattia.

A Bruxelles si è riproposto lo schema tra le colombe e i falchi all’interno della Banca Centrale Europea. Tra i primi sono più volte intervenuti in questi giorni Fabio Panetta componente l’esecutivo della BCE e il Governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco.

I cosiddetti falchi (il Presidente della Bundesbank Nagel) appaiono un poco defilati confidando evidentemente sul comportamento della Presidente Christine Lagarde che negli ultimi tempi sembra essersi avvicinate alle loro posizioni.

Il concetto che domina nel governo della moneta è quello di continuare la linea restrittiva sia pure con un approccio meno aggressivo. In tale contesto sembra passare in secondo piano il problema delle azioni per la crescita e, più da vicino, quindi della liquidità per le imprese e le famiglie.

Come bilanciare queste divaricate esigenze non confidando in sperati effetti automatici del contrasto dell’inflazione su questi altri fondamentali versanti?

I discorsi dei banchieri centrali vanno recepiti nel presupposto della loro fisiologica parzialità non potendosi ritenere che essi prospettino un organico programma di governo. Il mantenimento della stabilità dei prezzi e della connessa stabilità finanziaria è solo un pilastro della più generale politica economica che spetta ai Governi a livello nazionale.

Occorre sempre un raccordo tra la leva monetaria e quella della politica economica.

 

In questi giorni si fa un gran parlare dei Fondi del PNR.

Nel 2023 dovranno essere assegnate opere pubbliche per un valore di circa 46 MLD di Euro.

Finora si è trattato di individuare le opere e di fare riforme di efficienza.

Il Governo ha affidato al Ministro Fitto la responsabilità di gestire questi cospicui fondi.

Salvini, Giorgetti e Fitto sembrano molto interessati a modificare il codice degli appalti nella prospettiva di rendere più veloci le procedure attualmente esistenti.

Quando si entrerà nel vivo delle cose pratiche ci si accorgerà che in Italia non ci sono imprese che possono assumere appalti per 46 MDI di euro.

E allora ci toccherà constatare che Tangentopoli – oltre che partiti di governo - ha distrutto anche il comparto dell’ingegneria civile italiana.

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