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Seafuture 2021, Pucciarelli: "Blue economy frontiera obbligata per garantire realistiche prospettive di crescita sostenibile" In evidenza

Intervista al Sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli.

 

Sottosegretario Pucciarelli, da martedì 28 settembre prende il via presso la Base Navale della Spezia la 7^edizione di Sea Future 2021. Un evento importante per il nostro Paese.

Si, parliamo di un appuntamento di fondamentale importanza per l’economia del nostro Paese che dal 28 settembre al 1 ottobre vedrà nel capoluogo ligure la presenza di 235 imprese e 54 delegazioni di Paesi esteri – di cui 47 delegazioni di Marine Militari e 15 Capi di Stato Maggiore – confrontarsi sul tema strategico della marittimità. Un evento dedicato alla Blue Economy del bacino Mediterraneo, anche quest’anno ospitato all'interno della storica Base Navale della Marina Militare Italiana e sempre orientato ad accendere i riflettori sulle eccellenze industriali di settore a nostra disposizione per migliorare l'utilizzo sicuro e responsabile di una risorsa vitale come è la dimensione marittima per le nostre prospettive di crescita sostenibile e prosperità inclusiva.

Quanto è importante la Blue Economy per un Paese come l’Italia?

Povera di materie prime e fonti energetiche fossili, ma solidamente basata sul connubio tra estro ideativo e una economia di trasformazione fortemente energivora e bisognosa di sbocchi sui mercati esterni, l'Italia è un Paese ineludibilmente legato agli scambi continui con l'esterno. Se a ciò si aggiungono i nostri 8.000 chilometri di coste - circa l’80% dei confini italiani –, la continuità globale degli specchi acquei del pianeta nel connettere le fasce litorali ove si concentra più dell'80% della popolazione mondiale e che le grandi innovazioni dell'evoluzione tecnologica non hanno mai minimamente scalfito il primato del trasporto via mare quale modalità di gran lunga ancor oggi più conveniente per movimentare consistenti quantità di beni sulle grandi distanze, emerge con chiara evidenza come questo legame con gli scambi esterni sia quasi interamente sostenuto dalla dimensione marittima.


Questo vitale ruolo del mare, che per l'Italia è vero da sempre, trova oggi una crescente centralità sul piano globale, dove aumentano le competizioni per l'accesso e la gestione delle risorse e delle funzioni pregiate del pianeta – estrazione e distribuzione energetica, fonti alimentari tradizionali e innovative, materie prime, riserve idriche, connettività digitale transcontinentale, trasporti, regolazione climatica e ambientale, – sempre più necessarie alle economie avanzate, ma inevitabilmente finite sia in quantità sia in capacità di rigenerazione.


La Blu Economy è quindi la frontiera obbligata, non solo per l'Italia, in grado di garantire realistiche prospettive di crescita sostenibile – ovvero in armonia con i limiti di disponibilità e capacità di rigenerazione delle risorse cui ho fatto riferimento – e di prosperità inclusiva, cioè appannaggio del maggior numero possibile di beneficiari.


Già oggi, se guardiamo alla ‘impronta marittima’ dell'Italia registriamo che sono quasi 200mila le imprese dell’economia del mare, pari al 3,3% del totale. Una forza imprenditoriale non a caso in controtendenza, perché cresce – più 10,5% nell'ultimo quinquennio – rispetto al generale calo, di circa mezzo punto percentuale, dei restanti comparti. Questa spinta alla Blu Economy è voglia di fare impresa che coinvolge anche i giovani: su 100 realtà produttive di settore, ben 10 sono capitanate da under 35.


Se ciò non bastasse a descrivere la strategicità del dominio marittimo per l'Italia, aggiungo la loro capacità di andare ben oltre gli aspetti più strettamente legati alla dimensione logistica per coinvolgere direttamente l’intero apparato produttivo nazionale, agricolo e industriale: non a caso, al cluster marittimo vengono attribuiti beni e servizi per un valore di oltre 34 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo complessivo e al 3,5 % della sua componente non statale, con acquisti di beni e servizi nel resto dell’economia italiana che sfiora annualmente i due terzi del valore.

Uno dei temi principali di Sea Future 2021 è quello della sicurezza.

Non potrebbe essere altrimenti! Per quanto ho finora evidenziato è chiaro che la sicurezza – innanzitutto nella sua accezione di ‘security' - è il prerequisito irrinunciabile.
I mari non potranno, infatti rivelarci questo loro immenso potenziale di sviluppo se non si promuove e preserva il principio cardine del loro libero uso, nell'ambito ovviamente delle norme che ne disciplinano l’impiego per finalità legali.
Ciò che dobbiamo assolutamente fare nostra – a tutti i livelli, istituzionale, socio-imprenditoriale e mediatico – è la necessità di compendiare due aspetti antitetici. Da una parte, l'indispensabile tutela del connotato di spazio aperto e liberamente fruibile che ha fatto del mare lo storico Global Common per eccellenza nello sviluppo della civiltà umana.


Dall'altra, l'altrettanto cogente necessità di contrastare i tentativi di uso arbitrario, illecito o malevolo del mare – peraltro in preoccupante crescita – da parte di realtà nazionali e di organizzazioni criminogene – locali o transnazionali – che provano a sfruttare a proprio vantaggio le vulnerabilità inevitabilmente congenite ai connotati universalistici dianzi descritti.


Il successo di questa sintesi è ovviamente la sicurezza – security – che si basa sulla capacità e prontezza nel monitorare con continuità e capillarità il dominio marittimo, analizzandone trend – pattern of life – e anomalie al fine di porre in essere puntuali forme di intervento, in chiave quanto più preventiva possibile, per contrastare ogni forma di rischio o minaccia al libero uso.


Le Marine Militari sono ovviamente lo strumento con cui questa funzione deve essere assicurata, sul mare e dal mare, con un approccio che oggi chiama in causa bisogni ineludibili di sinergia e continuità gestionale tra security e safety, così come tra difesa avanzata e sicurezza interna. In questo senso, l'azione dello Stato sul mare deve superare le ormai insostenibili frammentazioni di ruoli e competenze stratificatesi nel tempo rispetto alla dimensione marittima e, al contrario, promuovere un approccio veramente sistemico e coordinato, che coaguli le risorse disponibili sotto la regia di chi dispone delle migliori competenze e capacità.


Il Sea Future è da sempre un forum qualificato e qualificante nella promozione di queste consapevolezze e anche quest’anno non mancherà di spingere in questa direzione mettendo a sistema i contributi di una trasversale partecipazione del cluster marittimo, nazionale e internazionale.


Saranno 4 giorni di eventi e conferenze, presentazioni e workshop, tavole rotonde e incontri bilaterali per lo sviluppo di un dibattito aperto e abilitante sul ruolo strategico del Mare.
Ampio spazio sarà dedicato alle tematiche di sicurezza, security, tra cui quelle inerenti la Cyber: dalla 5G Communication alla Maritime Cyber Resilience, alla strategia della Cyber security, con uno sguardo all'attuale quadro giuridico e alle linee guida internazionali in materia.


All'evento parteciperanno delegazioni internazionali del settore che tratteranno il tema della sicurezza nell’ampio spettro delle ormai inevitabili sinergie a cui ho fatto riferimento.
Sea Future 2021 sarà anche occasione per approfondire specifiche tematiche dedicate all’energia e alla transizione green, con una sessione dedicata alla gestione energetica e alle sue soluzioni innovative e sostenibili.

Sottosegretario, Sea Future 2021 non coinvolge solo i professionisti del settore ma punta molto anche sulle nuove generazioni.

Ho più volte rimarcato l'importanza di riconoscere, a tutti i livelli, la centralità del ruolo vitale che il mare ha rivestito, riveste e, ancor più, rivestirà nel futuro per l'Italia.
Il nostro Paese è purtroppo preda, da tempo, della sindrome che gli anglosassoni definiscono efficacemente come ‘sea blindness'. Ragioni storiche hanno portato all'innaturale e dannoso radicamento di una percezione pseudo-continentalistica dell'Italia – ad esempio nel settore della difesa, dove la Marina è paradossalmente la Forza Armata minoritaria sul piano degli organici –, malgrado le evidenze, non solo geografiche.
In quest'ultimo periodo ci sono fortunatamente dei segnali positivi che fanno ben sperare per il futuro.


Dobbiamo continuare ad alimentare e sostenere questa crescita. Quale impegno in tal senso può, quindi, dare migliori frutti se non l'opera di promozione di una consapevolezza informata verso le giovani generazioni? Verso coloro che in prospettiva beneficeranno in maggior misura di questa doverosa rivisitazione delle priorità strategiche!


Una rivisitazione che, come ho detto, ponga concretamente il mare, in tutti i suoi aspetti, al centro delle priorità e lo faccia con quel nuovo approccio integrato e sistemico ormai ineludibile per un'azione dello Stato sul mare veramente idonea a gestire – in termini di prontezza, flessibilità e resilienza – le crescenti sfide che gravano sulla dimensione marittima, in numero, tipologia, complessità, interrelazioni e velocità del cambiamento.


In questo senso, la straordinaria vetrina nazionale e internazionale del Sea Future 2021 darà ancora una volta un suo qualificante contributo.
L'apertura alle nuove generazioni è non solo auspicabile, ma una naturale necessità e opportunità, allo stesso tempo.


Del resto, i giovani stanno già dimostrando su scala globale – almeno nelle società più avanzate – una consapevolezza ed una sensibilità straordinarie sui temi della sicurezza e della tutela ambientale; sovente molto più forti delle generazioni che stanno consegnando loro, si, diffuse condizioni di benessere, ma ad un prezzo che purtroppo potrebbero essere proprio loro a pagare in più larga misura.
Ben venga quindi l'inclusione delle giovani forze attive del Paese nel dibattito su un tema così vitale e strategico come l’importanza del mare.


Stimoliamoli a dare il loro contributo su temi di fondamentale importanza e tra loro intimamente interrelazioni come sicurezza, sviluppo e tutela dell'ambiente, come prova meritoriamente a fare il premio “Seafuture Awards 2021”: novità di questa 7^ edizione, rivolta a laureati, dottorandi e dottori di ricerca provenienti dal mondo accademico italiano – militare e civile –, che hanno sviluppato tesi sperimentali, magistrali o di dottorato, legate allo sviluppo di processi e prodotti nell’ambito delle tecnologie del mare, nel pieno rispetto dell’ambiente.


Sono certa che il contributo di pensiero di questi giovani laureati, esternato nel contesto di un evento di settore che tradizionalmente coinvolge numerosi e diversificati attori del cluster marittimo – Istituzioni, Marine militari di diverse nazioni e aree geografiche, imprenditori, espositori, buyer e main contractor nel settore delle tecnologie marittime – sarà un valore aggiunto per diffondere una solida e condivisa coscienza marittima italiana, di cui abbiamo tanto bisogno.


Uno strumento di fondamentale importanza per incrementare la consapevolezza generale sui bisogni ineludibili di sicurezza, ricerca e sviluppo funzionali al miglior sfruttamento di un’economia sempre più blu e responsabilmente sostenibile.

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