I medici a tempo pieno possono svolgere libera professione "intra muraria", regolamentata e gestita tramite la ASL o l'Azienda ospedaliera. Inizialmente, ai tempi del Ministro Bindi, questa attività era disciplinata severamente; Bindi fu sostituita in corsa da Veronesi proprio sul nodo di incompatibilità e libera professione dei medici. I limiti sono stati così ampliati permettendo di svolgere attività libero-professionale presso studi privati, case di cura privata ecc...La differenza tra "intra" ed "extra muraria" è nell'intestazione della fattura, nei controlli da parte delle ASL e soprattutto sul fatto che il medico a tempo definito non possa diventare medico primario.
Sembra una differenza da poco, ma quanto viene proposto dai detti consiglieri stravolge sostanzialmente la concezione di servizio sanitario pubblico: premia i dipendenti - secondo noi infedeli - che svolgono attività in competizione con quella di dipendente e che guadagnano cifre da capogiro. Ovviamente non si può demonizzare il sistema privato. Tuttavia è necessario tutelare i cittadini che scelgono un servizio pubblico in cui nutrono fiducia e con il quale hanno la certezza che venga garantita l'appropriatezza delle cure e dei farmaci. E non una cura tutta a vantaggio delle tasche di un privato.
Eppure sulla commistione pubblico/privato nella salute e sulle aberrazioni del sistema ci sono, purtroppo, comprovate esperienze negative come la clinica degli orrori "Santa Rita" di Milano, dove l'ex primario Brega Massone, è stata condannato per aver ucciso pazienti pur di fatturare costose prestazioni al servizio sanitario pubblico. La commistione incontrollata tra pubblico e privato genera mostri.
Non possiamo permettere alle istituzioni di fare gli interessi di case di cura private o aziende farmaceutiche: gli enti pubblici devono garantire un servizio universale, accessibile ed efficiente per tutte le fasce della popolazione. Deve essere un impegno della Regione Liguria rimettere mano al sistema, non per garantire gli interessi privati ma per assicurare la giusta cura ai cittadini.
Per non fare di tutta un'erba un fascio bisogna chiarire che non è una scelta della Giunta regionale. Siamo davanti all'iniziativa bipartisan dei seguenti consiglieri regionali: Ferrando, Rosso, Muratore, Donzella, Morgillo, Limoncini, Capurro, Chiesa, Torterolo, Della Bianca, Siri, Saso, Stimamiglio, Pellerano, Melgrati, Rixi, Garibaldi, Maggioni, Bonello, Marsella. Tra questi consiglieri vi sono anche medici e primari.
Risulta poi evidente la palese illegittimità della proposta in contrasto con le leggi nazionali e con i Contratti collettivi nazionali di lavoro.
In questo momento di sfiducia nei confronti della politica, dimostrata in questi ultimi giorni dalle plateali insofferenze dei cittadini nei giorni duri dell'alluvione e della conta dei danni, i lobbisti continuano a portare avanti atti di interesse privato: piccoli, inosservati ma gravissimi.
Troviamo singolare che, anziché discutere di territorio martoriato, di aumento dei ticket, dei tagli al bilancio regionale che il Governo sta operando con il rischio dell'aumento delle addizionali IRPEF, alcuni consiglieri regionali pensino ai fatti loro tentando di demolire il servizio sanitario pubblico alla chetichella.
Fatti e atti come questo allontanano i cittadini dalla politica. Noi controlleremo il lavoro dei consiglieri e guarderemo con attenzione chi riuscirà a prendere una posizione chiara sulle incompatibilità. Per i cittadini è importante avere certezze sulla fedeltà e l'onestà di chi li prende in cura.