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Seduta solenne del Consiglio Regionale per celebrare il 78° anniversario della Liberazione In evidenza

Dopo il saluto del presidente dell’Assemblea legislativa Gianmarco Medusei, il saggista Maurizio Viròli ha tenuto l’orazione ufficiale.

Questa mattina si è svolta, nell’aula del Consiglio regionale “Sandro Pertini”, la Seduta solenne per celebrare il 78° anniversario della Liberazione Nazionale.

Subito dopo l’apertura dei lavori, l’Assemblea si è raccolta in un minuto di silenzio, in omaggio per i caduti civili e militari della guerra di Liberazione, poi il presidente dell’Assemblea legislativa Gianmarco Medusei ha rivolto un indirizzo di saluto ai colleghi consiglieri, agli assessori, agli ospiti e al pubblico presenti in aula.

Nella seconda parte della seduta Maurizio Viròli, professore emerito di Teoria politica alla Princeton University, nello stato americano del New Jersey, ha tenuto l’orazione ufficiale.
Alla cerimonia hanno assistito le massime autorità civili, militari e religiose della Regione.
 
Il presidente del Consiglio regionale Gianmarco Medusei ha salutato gli ospiti ricordando che il giorno del 25 Aprile, oltre ad essere celebrato in Seduta Solenne, è anche sancito dalla legge regionale n.9 “Testo Unico degli interventi regionali per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana” approvata nel 2004. «La Liberazione – ha spiegato - fu un fenomeno trasversale, nel quale i colori dei fazzoletti portati al collo dei partigiani, così come i loro vessilli, furono molteplici. Anche se le ideologie erano differenti, in quel contesto tutti erano accomunati dall’obiettivo di rovesciare un regime totalitario, che due decenni prima eliminò, con la forza, ogni diversa connotazione politica e partitica».

«La Festa della Liberazione è il campo comune dal quale – ha aggiunto -  i rappresentanti di quest’Aula fanno originare le proprie visioni, le proprie scelte, le proprie battaglie. È solo in una logica parlamentare, in cui è data voce a tutte le rappresentanze del Paese, che si costruisce una Nazione moderna, dove il cittadino, senza discriminazioni, esprime la propria esistenza di uomo libero, con parità di diritti, esercitando la propria autodeterminazione attraverso il voto». Il presidente ha concluso: «Ogni giorno il nostro lavoro è spinto dal reciproco rispetto e dalla garanzia del pluralismo, dal dibattito, anche acceso, ma mai prevaricatorio, consapevoli del mandato di rappresentanza e di sovranità popolare che siamo chiamati ad esercitare, in ossequio a una Costituzione scritta di pugno anche da chi, prima di occupare il ruolo di Padre Costituente, ha imbracciato le armi e resa nuovamente libera, a rischio della vita, la nostra amata Patria».
 
Il professor Maurizio Viròli ha esordito: «I maestri che meglio di altri vissero e capirono la Liberazione, come Piero Calamandrei, Alessandro Galante Garrone e Norberto Bobbio, ci hanno ormai lasciato e, dunque, il dovere di fare rivivere il significato morale e politico della lotta di liberazione è diventato più arduo». Lo studioso ha precisato: «Senza una serena e seria consapevolezza storica non potremmo capire che la Liberazione è stata in primo luogo una rinascita morale, pur senza diminuire l’importanza dell’aspetto militare. In molti casi, infatti,  l’iniziativa partigiana fu indispensabile per la liberare le città». Secondo Viroli, inoltre, «accanto alla Resistenza partigiana ci fu la Resistenza dei soldati dell’esercito italiano, la “guerra senz’armi” com’è stato detto.

Più di 600 mila soldati italiani, catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre, accettarono la prigionia con grandi sofferenze piuttosto che aderire alla Repubblica di Salò e la loro fu una scelta per la patria pagata in molti casi con la vita». Il docente ha spiegato: «Molti italiani scoprirono o riscoprirono l’amore della patria proprio nei mesi compresi fra la caduta del fascismo e l’inizio della Resistenza».  «Ora che abbiamo un quadro più fedele degli avvenimenti di quegli anni – ha aggiunto –possiamo vedere, accanto alle formazioni partigiane vere e proprie, anche i soldati che combatterono e i soldati che non aderirono, e i tanti civili che rischiarono la vita per proteggere un soldato ferito o per aiutare i partigiani. Non mi sembra, dunque, corretto parlare di un’esperienza di pochi».

Il professor Viroli ha sottolineato, in particolare, la natura morale della Resistenza: «Commemorare vuol dire riconoscere e capire le ragioni del sacrificio. Ma non c’è vera commemorazione senza un impegno sincero a far vivere un principio morale e la morale esige, per essere seria, un confine netto fra il giusto e l’ingiusto.

L’emancipazione dal fascismo, dunque, doveva essere in primo luogo un’emancipazione delle coscienze». Secondo lo studioso, inoltre, «la lotta di Liberazione fu un’esperienza profondamente religiosa perché fu sostenuta da una fede nell’essere umano, nella sua capacità di vivere libero, perché fu volontà di vivere e morire per un’ideale». Viroli ha concluso: «Per questo suo valore religioso e morale, la Resistenza non appartiene ad alcun partito e ad alcuna chiesa, appartiene alla dolorosa storia della libertà italiana e, quindi, non possiamo dimenticare la lotta di liberazione. Dimenticarla vorrebbe dire dimenticare il dovere di vivere liberi».

«Il 25 aprile è una data fondamentale per tutta l'Italia, oltre che per Genova, Città Medaglia d'oro per la Resistenza, e per la Liguria, un territorio dove si sono registrati migliaia di caduti e grandi difficoltà per la popolazione. Ricordare i fondamenti comuni che stanno alla base della nascita della nostra democrazia e della nostra carta costituzionale è un dovere di ogni Assemblea legislativa regionale, perché se queste esistono è proprio grazie alla democrazia che si è riconquistata in quei giorni: commemorarli ogni anno costituisce un momento fondativo del nostro stare insieme e ricorda a tutti quei principi comuni che non vanno mai dimenticati, nemmeno all'interno della contesa politica più aspra», questo l'intervento del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

 

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