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Le storie di quattro spezzine.


Gli anni passano, i tempi sono cambiati e la figura dell’arbitro, una volta esclusivamente maschile e contraddistinto dalla “giacchetta nera”, si è fortunatamente evoluta.

Quest’estate le ragazze azzurre ci hanno tenuto incollati ai televisori per seguire col massimo interesse i mondiali di calcio femminile; in seguito la finale della Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea è stata diretta per la prima volta da una donna: Stéphanie Frappart. Questi due eventi hanno messo molto in risalto il calcio femminile e la figura della donna nel mondo calcistico.

Nella Sezione spezzina si distinguono quattro associate di spicco, che, nonostante la loro giovane età hanno già raggiunto grandi soddisfazioni.

La ragazza del levante ligure, con maggior esperienza arbitrale è Celeste Bello, 27 anni, arbitra da 12, Talent di calcio a 11 nella stagione 2011/2012 e che attualmente dirige le gare di eccellenza ligure. “Ho iniziato ad arbitrare perché ho sempre amato il calcio. Quando da bambina andavo in giro per i campi spezzini a vedere mio padre arbitrare ho sempre pensato che un giorno avrei voluto farlo anche io. Sono scesa in campo per la prima volta a 15 anni appena, timorosa e impacciata. L’aneddoto di quella gara è che tanta era la tensione mentre entravo sul terreno che arrivai a centrocampo senza pallone, e in quel momento realizzai che da me dipendeva tantissimo sin dal primo minuto di ogni gara. Oggi, quasi dodici anni dopo, posso dire che quella ragazzina di quindici anni è cresciuta tantissimo grazie all’esperienza fatta sui campi di gioco. Passare dall’ambiente familiare della sezione a quello più professionistico della regione è un passaggio impegnativo ma che nel contempo ti riempie di grandi soddisfazioni, che ti permette di confrontarti con realtà diverse rispetto a quella provinciale. Dopo aver diretto quasi 200 gare ufficiali tra Prima Categoria, Promozione ed Eccellenza posso dire che raramente ho avuto problemi legati all’essere un arbitro donna. In pochi sanno che l’attività arbitrale va oltre i 90 minuti della partita: non si fa l’arbitro, “si è arbitro”. Salendo di categoria e scalando la piramide dell’AIA gli impegni diventano sempre più fitti: il grado di allenamento richiesto è sempre maggiore; anche il livello tecnico atteso è incrementale. Già dal livello regionale vengono organizzati mensilmente raduni a cui partecipano tutti gli arbitri e gli assistenti arbitrali, I quali permettono una crescita individuale e un rafforzamento del gruppo di cui si fa parte. A conferma di ciò posso portare la mia esperienza: è in queste occasioni che ho consolidato il rapporto con persone con cui ho creato legami di amicizia veri.”

Altra arbitra spezzina è Karina Danyliuk, 17 anni, che nella scorsa stagione ha ricevuto il premio sezionale “Caterina Buila”. “La mia avventura è iniziata l'anno scorso quando un giorno, per pura curiosità, decisi di leggere il regolamento del giuoco del calcio. Non c'è una ragione precisa di questa mia scelta, ero semplicemente volenterosa di mettermi alla prova e crescere ed è ciò che mi accade partita dopo partita. Nonostante il breve periodo sono già riuscita a raggiungere dei piccoli obbiettivi, come ad esempio l'esordio negli allievi. Credo sia una delle attività più difficili e spesso sottovalutate da molti però la consiglio con tutto il cuore ai ragazzi e soprattutto alle ragazze poiché aiuta da tutti i punti di vista. I miei obiettivi sono quelli di migliorare e dare il massimo ogni volta che arrivo in un campo nuovo poiché alla fine è questo che si aspettano tutti da noi. La cosa più importante è riuscire a mettere la passione in ogni partita che si va ad arbitrare ed è ciò che auguro a coloro che avranno coraggio di intraprendere questa strada.”

Premiata insieme a lei anche Sabrina Hamuda: “All’età di 19 anni, ho deciso di chiudere definitivamente con il mondo del calcio, dopo anni di pura passione, ho detto basta. Una sera, seduta sul divano con mio papà a guardarci, come nostro solito, la Juventus giocare, mi sono chiesta: “ma come ci si sente ad entrare in campo senza avere il pallone tra i piedi?” Tramite un mio carissimo amico, ho scoperto il corso arbitri, e ho deciso di buttarmi in questa avventura. Grazie al mio presidente Loris e a tutte le persone che lavorano ogni giorno per noi in Sezione, ho imparato il calcio in un’altra prospettiva, che a noi donne non c’è mai stato concesso fino a pochi anni fa. Questo percorso mi ha cambiata e mi ha fatto crescere caratterialmente, insegnandomi a relazionare con le persone e a saper gestire le situazioni difficili.”

Assieme a loro anche Elisabetta Cesari, 28 anni, che ha da poco intrapreso la strada del calcio a 5. “all’età di 23 anni sono arrivata a La Spezia per lavoro e tramite un amico mi sono subito iscritta al corso arbitri; inizialmente, lo ammetto, per gioco. ero un po’ titubante perché è un ambiente frequentato principalmente da ragazzi ma, un po’ per sfida, un po’ perché mi ha appassionata, sono andata fino in fondo ed ora posso dire che entrare in campo è sempre una bella emozione. Questa attività è uno stimolo continuo, mi ha aiutato a crescere caratterialmente e prendere sicurezza in me stessa e soprattutto mi dà tanta soddisfazione dimostrare che anche noi donne sappiamo riconoscere un fuorigioco! Dopo 3 anni di arbitraggio nel calcio a 11, ho deciso di passare al calcio a 5 in quanto, essendo già grande d’età, ho più possibilità di carriera, quindi ho maggior stimolo ogni partita che vado ad arbitrare. Ho già fatto qualche partita e devo ammettere che continuo ad appassionarmi. Ce la metterò tutta in questa stagione per raggiungere traguardi importanti nel calcio a 5.”

Un augurio va alle ragazze spezzine, affinché possano raggiungere grandi traguardi nell’arbitraggio e nella vita. Se altre ragazze (e ragazzi) volessero provare a mettersi in gioco, ha preso il via il 4 novembre un nuovo corso arbitri che permetterà di scendere in campo e crescere caratterialmente nella vita.

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