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Donadoni si presenta: "Di salvezza oggi non ne voglio parlare, voglio parlare solo di calcio, questa squadra può dare tanto" In evidenza

di Francesco Busoni - Le parole del nuovo allenatore dello Spezia.

Il nuovo allenatore dello Spezia Roberto Donadoni ha parlato in conferenza stampa dopo l'arrivo sulla panchina dello Spezia. Il tecnico si è presentato così:

"Sento di dover dire innanzitutto questo: la mia amicizia con il presidente risale a quando ero giocatore, ho avuto opportunità di giocare a New York grazie a lui ma poi c'è lavoro, una professione che va rispettata, la nostra responsabilità si mette davanti a tante componenti, c'è tanto entusiasmo e voglia. Inevitabilmente un po' di ruggine c'è, ma dopo aver affrontato appena due giorni di allenamento la ruggine si è azzerata, quando hai l'opportunità di stare sul campo. La situazione di classifica non è sicuramente soddisfacente per nessuno ma c'è tempo per risalire, non dobbiamo sprecare tempo, i dettagli fanno la differenza. So che lo Spezia ha un tifo molto caldo, molto attaccato alla squadra, bisogna trasferire ai tifosi la nostra voglia e sarà fondamentale. Il tifo del Picco è di grande aiuto e supporto per il cammino che avremmo davanti, bisogna tutti remare nella direzione giusta, solo uniti e coesi si può ripartire". 

Le opportunità di tornare in panchina in questi anni: "Parlare bene di se stessi è sempre facile, avere opportunità con squadre che sono per storia più importanti dello Spezia è facile, a me interessa poco però questo, mi interessa di aver accettato la proposta dello Spezia. La parola sfida non è giusta, il mio mondo è sempre stato il calcio, prima in campo e poi da allenatore dove ho appreso valori che ho ereditato dagli allenatori, ora il mio dovere è riversarli nei ragazzi che ho a disposizione. Questo connubio mi ha stimolato per tornare in gioco, metterò a disposizione quello che ho ereditato per la squadra".

La sfida Spezia: "Sono quello che sono non mi ritengo particolarmente coraggioso, mio modo di essere deriva da quello che mio padre e mia madre mi hanno insegnato. Non mi ritengo migliore o peggiore di quello che sono, ho ereditato molto nella vita professionale e cerco di ridare indietro qualcosa. Spezia ottima opportunità per ripartire,  voglio dare un serio contributo, abbiamo uno staff assolutamente di valore, all'altezza, con idee chiare, tutte queste componenti sono fondamentali per la strada che deve essere percorsa".

Il pensiero di non essere più un allenatore: "Mai pensato niente di questo tipo, non sarei qui oggi, avrei fatto un percorso differente se lo avessi pensato. Invece, ho sempre pensato di essere ancora un allenatore. In merito a quello che è il passato, non voglio guardarmi indietro se uno guarda il suo percorso è facile dire potrei aver fatto qualcosa di diverso. Bisogna rimboccarsi le maniche e tentare sempre qualcosa di più, questo lo spirito che deve accompagnare i nostri giocatori. Non credo che i giocatori devono pensare di essere in grado solo di occupare quella posizione di classifica, l'importante è tornare su e rendere la strada pianeggiante è il nostro obiettivo".

Sul Bari come crocevia salvezza: "La scelta più facile era vedere come va lo Spezia con il Bari e poi agire di conseguenza ma non sono mai partito con il facile nella vita in generale. Ho avuto la possibilità quando ho iniziato a lavorare di fare l'assistente in Inghilterra in un club importante ma ho detto no, perchè questo mestiere lo devo provare in prima persona. Ho fatto questo percorso e ora riparto nella realtà che sia adeguata alla mia persona al mio carattere, modo di pensare. Se fossi ripartito da Inter, Milan, avrei avuto qualche agevolazioni in più ma sono alla ricerca di sfide con me stesso. Se uno non vuole mettersi in dubbio, non ha neanche la capacità per fare vedere poi dei risultati".

Obiettivo salvezza: "Detto in questi termini no, devo conoscere il materiale umano e tecnico che ho a disposizione, ho fatto due giorni di allenamento con buona intensità e partecipazione che non è scontato quando arriva allenatore nuovo. Devo avere il quadro preciso, e fare la conoscenza più approfondita dei ragazzi non solo dal punto di vista tecnico ma anche umano che può fare la differenza. Le dinamiche di spogliatoio possono fare la differenza. Salvezza o playoff, oggi non ne voglio parlare, voglio parlare solo di calcio, questa squadra può dare tanto. In due giorni non puoi risolvere nulla, non puoi stravolgere le cose, se no peggiori. Bisogna lavorare con calma, serenità ma anche grande convinzione e far percepire questo ai nostri tifosi, cosi dobbiamo ripartire".

La questione portieri: "Devo dire che ho due conoscenze in questa squadra: Nagy l'ho avuto a Bologna e Sarr che è un ragazzo che come avevo lasciato ho avuto impressione di averlo ritrovato, personalità spiccata, sensibilità particolare. Il ruolo del portiere è complicato, quando si guardano episodi come contro il Monza si ha la tendenza a dare giudizio solo a quell'episodio poi ci si dimentica a quando salvi i gol. Si mette in luce solo il negativo, non dobbiamo fare questo errore, quando uno sbaglia, sa benissimo cosa significa per squadra e club. Sarr ha grande capacità di giudizio, valuto tutti questi aspetti per poi mettere i tre portieri nelle miglior condizioni per esprimermi, non è un infortunio a frenarmi, giocatore che sbaglia cercando di provarci avrà sempre il mio appoggio, non accetto quello che non ci prova, scansare la difficoltà non rientra nel mio modus operandi".

Il modulo: "Non escludo niente, dopo due giorni di allenamento introdurre qualcosa di completamente diverso è difficile, nella carriera di allenatore ho fatto prima stagione in certo modo e ha dato certi risultati positivi, poi però sono arrivato in altra realtà e ho visto che non era possibile continuare alla stessa maniera, il modulo va cambiato in base alle caratteristiche dei giocatori. Seguo il mio pensiero tattico, oggi calcio si è evoluto, si deve avere un'impostazione tattica iniziale e una in sviluppo di gara, bisogna avere duttilità nel sapersi muovere e dare meno riferimenti possibili agli avversari".

Dai playoff alla zona salvezza: "Quando tu hai una squadra che ha fatto quello che ha fatto, stessi protagonisti ti chiedi com'è possibile. Sei umano, tutto ciò che ti accade intorno ha impatto. Molti di loro hanno conosciuto l'aspetto positivo e quest'anno qualcosa di differente, ma va bene cosi perchè più cose provi e più sai come reagire, vorremmo sempre lottare per vincere ma questo è inevitabile. Devo trasmettere a loro la mentalità necessaria per venire fuori".

I 5 anni di assenza dal calcio: "Sono passati anni da quando ho allenato ma, con tutto il rispetto per loro, non ho fatto il fruttivendolo, ho sempre navigato in questo mondo, sempre aggiornato, ho cercato di crescere in questi anni. La vita si è svoluta e il calcio anche. Ogni giorno si impara qualcosa, i ragazzi mi trasmettono tanto. Si riparte con grande umiltà ma umiltà non significa lasciarsi andare alla delusione ma avere piena coscienza di quello che possiamo fare". 

Su Verde e sull'attacco: "Non ho parlato con il giocatore, in due giorni se svisceriamo queste cose è pesante, non dormo molto la notte ma almeno due ore vorrei, questi sono discorsi che valuteremo strada facendo. Sull'attacco bisogna introdurre qualcosa di semplice, essere più offensivi parte da discorso di convinzione: bisogna essere propositivi e positivi e non avere tanta preoccupazione di fare ma di imporre il tuo gioco, avere voglia e capacità di divertirsi, un aspetto quest'ultimo che è sottovalutato ma messo in secondo piano, fare il calciatore è grande fortuna e allenatore allo stesso modo. Sappiamo di queste tematiche ma lo Spezia l'anno scorso ha dimostrato qualcosa di diverso, bisogna farlo tornare fuori semplicemente. Credo che abbiamo attaccanti nel caso di Lapadula che non sono una scoperta, e alcuni giovani di ottime prospettive".

Sulla difesa: "Spezia miglior difesa l'anno scorso, vuol dire che ce l'hanno e, in questo momento, si danno per scontato le cose. Io ho una figlia di 12 anni in seconda media e fanno esercitazioni che ho fatto anche io, poi ho smesso e faccio fatica a ricordarle perchè le cose vanno riproposte non basta impararle una volta. Si è perso qualcosa in entrambi i reparti, squadra non va valutata, è sempre la stessa. Quando subisci da palla inattiva è più aspetto mentale che tecnico".

La condizione di squadra: "Io credo che D'Angelo abbia fatto lavoro che tutti quanti voi potete riconoscere, questo va riconosciuto assolutamente. E' chiaro che la squadra palesi delle difficoltà, la cosa che mi piace è l'atteggiamento che hanno avuto, ma sotto il punto dell'intensità c'è da lavorare. Nella mia carriera da allenatore sono sempre stato abituato a lavorare molto, pretendo molto dal sottoscritto e pretendo dagli altri. C'è da lavorare ma la cosa non mi spaventa".

 

 

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