L'udienza si è aperta con l'intervento di un esperto di bottoni, Stefano Cannara, che ha confermato la compatibilità tra il bottone ritrovato sulla scena del delitto e quelli sequestrati a Cecere nel 1996. Per la procura si tratta di un dettaglio centrale per dimostrare che l'assassina sia lei.
"Era gelosa, possessiva" racconta Adelmo Roda, ex fidanzato di Anna Lucia Cecere. "Dopo il 2021, quando fu di nuovo indagata, cercava di convincermi che la nostra relazione fosse durata più a lungo". L'uomo ha ricostruito la loro storia iniziata a metà anni '90 tra serate al Dolcevita e litigi sempre più frequenti: "Era un carattere difficile, non accettava contraddittorio. Una volta mi mise fuori casa e scrisse parolacce contro di me sui muri". A incrinare definitivamente il rapporto fu la scoperta, da parte della madre di Roda, che Cecere aveva un figlio avuto da una relazione precedente. "Non ero innamorato, ma le volevo bene - ha detto -. Fu difficile lasciarla, ma mia madre si oppose e io scelsi la mia famiglia". Secondo quanto riferito, la donna aveva staccato alcuni bottoni da una giacca di Roda che lui usava per andare a pescare. Uno di quei bottoni, secondo l'accusa, sarebbe compatibile con quello trovato sotto il corpo di Nada. "Li aveva tolti perché le piacevano – conclude Roda –. Lo fece nell’estate del '95, quando ormai la nostra storia era già finita".
Il teste ha raccontato anche i contatti avuti nel 2021, quando Cecere - già convocata dagli inquirenti - iniziò a chiamarlo e mandargli messaggi, cercando di convincerlo che la loro relazione fosse durata fino al '96. "Voleva far sembrare che in quel periodo fosse legata a me e non interessata a Soracco, il datore di lavoro di Nada. Quando l'ho messa alle strette, ha interrotto ogni rapporto".







