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Fincantieri, CGIL: “Indivisibilità dei cantieri e il mantenimento di tutti i processi produttivi in Italia” In evidenza

Torna la protesta dei lavoratori di Fincantieri e oggi avviene con lo sciopero di tutti i lavoratori liguri del gruppo e con due importanti e partecipate manifestazioni a Genova e La Spezia. Ecco il commento di Federico Vesigna, Segretario regionale CGIL e Matteo Bellegoni, segretario FIOM: 

"In ballo non c'è solamente la disdetta dell'integrativo in essere, e il tentativo di imporre un modello basato su tagli ai diritti e al salario dei lavoratori, in ballo c'è il futuro della cantieristica ligure e migliaia di posti di lavoro tra diretti, indotto e appalti.

Ci troviamo dinanzi a un'azienda pubblica che ha disposto trasferimenti "punitivi", che maschera le proprie inefficienze scaricando sui lavoratori l'incapacità di ridurre i costi di produzione e aumentare la propria efficienza produttiva. Un'azienda che prova a risolvere i problemi di produttività facendo lavorare di più i lavoratori e magari gratis. Un'azienda che ha perso il controllo dei processi produttivi e deve recuperare una piena responsabilità sugli appalti, per garantire la qualità dei prodotti e la dignità dei lavoratori.

Quando si chiede al Governo e alle Istituzioni di esprimere una politica industriale, non si chiede di tornare a produrre i panettoni, si chiede di intervenire sulle direttrici strategiche dello sviluppo, e di sfruttare appieno le potenzialità del territorio per accompagnare il nostro tessuto produttivo nella scommessa dell'innovazione. Grazie alle lotte dei lavoratori la cantieristica ligure è riuscita a sopravvivere alla crisi ma senza risposte certe alle problematiche dei singoli cantieri, dal ribaltamento a mare di Sestri Ponente, passando per lo scorporo della meccanica di Riva Trigoso, arrivando alle incertezze legate alla cessione del bacino di carenaggio del Muggiano, noi rischiamo di trasformare tali debolezze nella scusa con cui l'azienda potrebbe giustificare l'eventuale volontà di ridimensionare la propria presenza in Italia e nella nostra Regione. Se vogliamo togliere ogni alibi all'Azienda, dobbiamo intervenire sulla necessità di portare a termine il ribaltamento a mare, dobbiamo trovare una soluzione che veda la continuità della presenza pubblica nella proprietà del bacino di carenaggio del Muggiano, mantenendo il proprio indissolubile legame con il territorio.

Dobbiamo ribadire a gran voce l'indivisibilità dei cantieri e il mantenimento di tutti i processi produttivi in Italia, costringendo l'azienda a intervenire sull'innovazione di processo e sugli investimenti in nuovi macchinari, evitando di scaricare tutto sul salario, gli orari e i diritti dei lavoratori. Attraverso il futuro di Fincantieri passa il futuro della cantieristica italiana, Governo e Istituzioni locali intervengano per difendere questo nostro grande patrimonio italiano e ligure."

 

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