L'ex ministro del Lavoro e consigliere regionale del Pd ligure Andrea Orlando torna a farsi sentire con un video pubblicato sui social, prendendo di mira un post del sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini datato 12 luglio. Secondo Orlando, quel contenuto anticipa il filo narrativo di una possibile terza campagna elettorale del primo cittadino — nel caso di una modifica della legge — e si basa su una ricostruzione che definisce semplicemente «non vera».
Il messaggio di Peracchini, stando alla lettura di Orlando, sarebbe sostanzialmente questo: mentre avanza la costruzione del nuovo ospedale del Felettino, prosegue la demolizione dell'ex centrale Enel. Un'implicita contrapposizione con la stagione delle amministrazioni di centrosinistra, accusate di bruciare carbone senza portare avanti il nuovo ospedale. «Detta così sarebbe anche una cosa condivisibile», ammette Orlando, «il problema è che non è vera».
A sostegno della sua tesi, Orlando richiama la ricostruzione storica pubblicata lo stesso 12 luglio dalla giornalista Sondra Coggio, che ripercorse le origini della centrale: inaugurata nel 1962 dal presidente della Repubblica Antonio Segni, quando a Palazzo Chigi siedeva Amintore Fanfani e alla guida del Comune della Spezia c'era Carlo Alberto Federici. Tutti e tre appartenevano alla Democrazia Cristiana. Segni, in particolare, è ricordato come uno degli esponenti più a destra del partito, ben lontano da qualsiasi associazione con la sinistra.
«Questo dato storico dice già una cosa molto semplice: la centrale Enel non è stata costruita né voluta dalla sinistra», sottolinea l'ex ministro dem. Orlando precisa di non voler fare polemica fine a se stessa — e di non voler alimentare quello che descrive come il «nervosismo» del sindaco — ma ritiene necessario smontare quella narrazione prima che diventi il pilastro della prossima campagna elettorale del centrodestra. «È un racconto che ha una sua efficacia, ma non è basato su dati reali», conclude, invitando a «ricostruire seriamente una vicenda» senza slogan né propaganda.







