"I dati ISTAT pubblicati in questi giorni, che indicano La Spezia come la città del Nord da cui emigrano più giovani, certificano una realtà che le nuove generazioni conoscono da tempo e rappresentano il fallimento di un modello di sviluppo incapace di garantire prospettive ai ragazzi del territorio". Lo affermano i Giovani Comunisti della Spezia in una nota.
Secondo l'organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista, "la qualità della vita non si misura con gli slogan o con le classifiche, ma dalla possibilità di costruire il proprio futuro nella città in cui si è cresciuti". I Giovani Comunisti sostengono che Spezia continui "a perdere competenze e capitale umano" per l'assenza di un tessuto produttivo in grado di offrire occupazione stabile e qualificata, costringendo molti giovani ad accettare lavori precari o a trasferirsi altrove dopo il percorso di studi.
Nel comunicato vengono inoltre attribuite responsabilità alle amministrazioni e ai governi che si sono succeduti "per la riduzione degli investimenti pubblici, l'assenza di una programmazione industriale e la mancanza di politiche capaci di trattenere i giovani sul territorio". "Si preferisce investire nell'immagine della città piuttosto che affrontarne le contraddizioni strutturali", si legge.
I Giovani Comunisti chiedono quindi "investimenti pubblici, politiche industriali, lavoro stabile e tutelato, diritto alla casa, trasporti efficienti, servizi pubblici accessibili e un'università sempre più integrata con il territorio". "Lo spopolamento giovanile - concludono - non è un fenomeno inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche che possono e devono essere cambiate"







