I recenti episodi di violenza che hanno interessato quartieri periferici e aree urbane della nostra provincia non possono essere liquidati come semplici fatti di cronaca. Dietro ogni aggressione, ogni atto vandalico, ogni episodio di degrado e illegalità si nasconde una questione più profonda: la progressiva normalizzazione del male, l'assuefazione collettiva a fenomeni che fino a pochi anni fa avrebbero suscitato indignazione e mobilitazione.
Le periferie non sono luoghi naturalmente destinati all'emarginazione. Lo diventano quando la politica arretra, quando lo Stato si ritira e quando i servizi pubblici vengono progressivamente ridimensionati. In questi vuoti crescono il disagio sociale, la povertà educativa, la solitudine e, spesso, la criminalità.
La sicurezza non può essere ridotta a uno slogan elettorale né a una semplice questione di ordine pubblico. Certamente servono presidi delle forze dell'ordine, controlli e legalità. Ma sarebbe un errore gravissimo pensare che la risposta possa esaurirsi nella repressione. La vera sicurezza nasce dalla presenza delle istituzioni, dalla qualità della scuola pubblica, dall'accesso al lavoro, dalla manutenzione degli spazi urbani, dalla presenza di centri sociali, culturali e sportivi.
Quando un quartiere perde i propri punti di riferimento, quando le famiglie vengono lasciate sole ad affrontare difficoltà economiche e sociali, quando i giovani non trovano opportunità e prospettive, il rischio è che la violenza diventi una forma ordinaria di relazione e che il degrado venga percepito come inevitabile.
Alla Spezia e nella sua provincia esistono realtà che vivono queste difficoltà ogni giorno. Non servono allarmismi né propaganda. Serve una riflessione seria sul modello di sviluppo che abbiamo costruito negli ultimi decenni. Le periferie devono tornare al centro delle politiche pubbliche. Non come problema da gestire, ma come parte fondamentale della comunità.
Il Partito Comunista Italiano ritiene che la sicurezza sia un diritto sociale. Un diritto che si costruisce garantendo dignità, lavoro stabile, servizi efficienti, trasporti pubblici adeguati, edilizia popolare di qualità e spazi di aggregazione. Dove c'è comunità, il degrado arretra. Dove c'è partecipazione, la criminalità trova meno terreno fertile.
È necessario ricostruire un legame forte tra territorio e istituzioni. I cittadini devono tornare a sentirsi parte di un progetto collettivo e non semplici spettatori di un declino che sembra inarrestabile. La politica ha il dovere di intervenire prima che il disagio si trasformi in violenza e prima che la paura diventi l'unico linguaggio possibile.
La sfida delle periferie è la sfida della democrazia. Per questo il PCI continuerà a battersi affinché nessun quartiere venga lasciato indietro e affinché la sicurezza sia garantita attraverso la giustizia sociale, la presenza pubblica e la valorizzazione del territorio.
Perché una comunità sicura non nasce dalla paura, ma dalla solidarietà, dalla partecipazione e dall'uguaglianza.
Enrico Pieraccini
PCI - Segretario provinciale della Spezia







