Il tema del rigassificatore di Terminale GNL di Panigaglia va affrontato con dati alla mano e non con slogan, perché parliamo di un’infrastruttura strategica attiva dagli anni ’70 che oggi è in grado di immettere nella rete nazionale oltre 3,4–3,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quota significativa del fabbisogno energetico nazionale e uno dei pochi punti di ingresso del GNL in Italia. Nel concreto il terminale può rigassificare fino a 17.500 m³ di GNL al giorno e negli ultimi anni ha immesso in rete oltre 2,5 miliardi di metri cubi annui, confermandosi come un asset fondamentale per la diversificazione delle forniture energetiche, e non è tutto perché sono allo studio interventi per portare la capacità fino a circa 8 miliardi di metri cubi annui, più del doppio dell’attuale, insieme a progetti di ammodernamento che puntano a migliorare ulteriormente sicurezza, efficienza e tecnologia.
Tutto questo significa meno dipendenza da singoli Paesi, più sicurezza energetica per famiglie e imprese e maggiore competitività per il sistema economico, perché in un Paese che importa gran parte dell’energia che consuma, infrastrutture come Panigaglia non rappresentano un problema ma una garanzia concreta, e chi oggi dice no dovrebbe indicare con chiarezza quali alternative immediate e realistiche propone per sostituire miliardi di metri cubi di gas indispensabili per industria, riscaldamento e servizi essenziali, perché la transizione energetica è un obiettivo condivisibile ma deve essere graduale e sostenibile e oggi il gas resta una componente imprescindibile.
Utilizzare e migliorare infrastrutture già esistenti, controllate e monitorate come Panigaglia è semplicemente una scelta di responsabilità e pragmatismo.
PLD - Partito Liberaldemocratico







