Il progetto “Basi Blu” è il programma strategico del Ministero della Difesa per l’ammodernamento delle infrastrutture logistiche della Marina Militare e l’allineamento agli standard NATO; l'investimento complessivo ammonta ad oltre 1,7 miliardi di euro e riguarda, in particolar modo, le basi della Spezia, Taranto e Augusta.
Il piano "Basi Blu" è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica dal recente consiglio comunale straordinario richiesto dalle opposizioni, nel corso del quale sono emerse le diverse posizioni sul progetto. Da una parte la maggioranza ha sottolineato il valore dell'investimento e delle ricadute sul territorio mettendo in risalto anche il fatto che si tratta di un progetto NATO sul quale il Comune ha pochi margini di azione. Dall'altra parte l'opposizione ha accusato l'amministrazione di assistere passivamente a scelte imposte dall'alto ed ha messo in evidenza l'impatto ambientale del progetto e che la sua attuazione significhi dire addio alla restituzione alla cittadinanza di aree in disuso della Marina. Poi ci sono le associazioni pacifiste che introducono anche il tema di una militarizzazione del Golfo.
Insomma, i temi di discussione intorno al progetto Basi Blu sono molteplici e dalle diverse sfacettature.
Abbiamo posto alcune domande al Consigliere comunale di LeAli a Spezia /AVS Roberto Centi, per cercare di capire meglio le ragioni della sua posizio0ne contraria al progetto nella sua attuale versione.
Lei pensa che il progetto Basi Blu abbia ormai preso una strada senza ritorno oppure esistono ancora margini reali per modificarlo o fermarlo?
Come non era irreversibile il progetto di fattibilità del 2022, che è stato radicalmente modificato con il progetto attuale, che è del 2024/2025, non credo che siamo neanche in questo caso in una situazione di irreversibilità. Il progetto è tecnicamente modificabile durante la fase di progettazione esecutiva e di approvazione, anche se le modifiche sostanziali, naturalmente, sono soggette alla volontà politica del Ministero della Difesa e alle esigenze tecniche della Marina Militare.
Questo è lo snodo su cui dovrebbero intervenire i nostri amministratori e i nostri esponenti di governo, che ne avrebbero la possibilità, di concerto tra il territorio, Genova e Roma.
Con porto mercantile, porto crocieristico e porto militare sempre più ampliati, La Spezia rischia di perdere definitivamente un’identità turistica e civile del Golfo?
La Spezia ha già perso un'identità turistica e civile del Golfo a seguito del porto militare, del porto mercantile e del porto crocieristico. Dovere di ogni amministrazione dovrebbe essere quello da un lato di salvaguardare gli spazi di progettualità ancora possibili (penso a tutta la zona del waterfront e non solo) dall'altro di avere una visione del Golfo, per quello che è ancora possibile, che non sia parziale e settoriale, ma che lo veda quale è, cioè un'entità in cui non si possono separare i problemi cercando di volta in volta delle pezze riparatorie o addirittura accettando delle imposizioni dall'alto, ma facendosi protagonisti di un ruolo attivo e paritetico con i latori delle servitù che lo riempiono, da Panigaglia alle aree militari, alle aree portuali e mercantili, all'area Enel e di nuovo alle installazioni di ordine militare sul Levante.
E questo non per dire dei no aprioristici e utopistici, ma per svolgere il ruolo di rappresentanza del territorio.
È quello che è mancato in questi anni e che sarebbe stato facilmente interpretabile anche attraverso studi progettuali effettuati nel passato e attualmente a disposizione di coloro che hanno veramente a cuore la città e la comunità.
Ritiene che i lavori previsti – tra dragaggi e nuove infrastrutture – possano produrre danni ambientali irreversibili? E su quali basi scientifiche fonda questa valutazione?
Penso che dai dragaggi e dalle nuove infrastrutture previste si corra il rischio di avere danni irreversibili per il nostro Golfo. Prima di tutto perché i dragaggi e soprattutto la loro sommatoria, se noi inseriamo tra essi quelli di Basi blu, quelli del porto mercantile e quelli previsti per Panigaglia muovono milioni di tonnellate di fanghi, poi perché in passato spesso non sono state rispettate le normative di salvaguardia ambientale legate ai dragaggi, con danni evidenti all'ecosistema del Golfo, poi perché una qualsiasi analisi dei sedimenti porta a risultati molto preoccupanti, come sappiamo grazie ad un nostro accesso agli atti riguardante i fanghi immediatamente all'esterno del Campo in ferro, e anche da un report della stessa Regione Liguria sui fanghi davanti a Panigaglia.
I documenti ci sono, gli studi esistono, i dati storici pure. Basta avere la volontà politica di verificarli e il desiderio doveroso di porre la questione davanti agli enti preposti.
Per quanto riguarda le infrastrutture, basta guardare la quantità di nuovi moli e darsene e impianti davanti a Marola previsti dal nuovo progetto per rendersene conto.
Operazione che abbiamo fatto noi in Consiglio perché abbiamo avuto l'impressione che l'Amministrazione non ne sapesse nulla o facesse finta di niente, cosa molto grave nell'uno e nell'altro caso.
Quanto può incidere realmente il sindaco Peracchini nei confronti della Marina? Ha strumenti concreti o può solo trattare sui dettagli?
Ci sono articoli del Codice dell'Ordinamento militare e norme tratte dalla giurisprudenza costituzionale da cui si evince chiaramente che il progetto Basi Blu può essere oggetto di un percorso paritetico tra autorità civili e militari che permetta di garantire un ruolo agli interessi generali della comunità, sia per definire i passaggi istituzionali, sia le modalità di valutazione e i percorsi partecipativi.
Nei nove anni dell’ultima amministrazione quali risultati concreti ha ottenuto il Comune nei confronti della Marina Militare sulle aree inutilizzate? Ci sono spazi realmente restituiti alla città?
Non vedo risultati concreti dell'amministrazione Peracchini nel recupero nuovo ed effettivo di spazi rispetto a quelli che avrebbe potuto chiedere e auspicabilmente ottenere, e quindi non mi riferisco a spazi come l'ospedale militare Falcomata', il cui iter di passaggio deriva da progetti e azioni antecedenti Peracchini.
Sono diverse -aggiungo- le questioni che o avevano già trovato una soluzione progettuale nelle amministrazioni precedenti o che dopo un tentativo abborracciato e rozzo, come è stato per le aree di parcheggio vicino a Porta Sprugola sono stati abortiti in un rapporto con la Marina che è stato spesso schizofrenico: o di passiva accettazione o di sterile scontro, senza tenere conto che proprio la continuità amministrativa di nove anni a fronte di continue alternanze dovute alla struttura stessa dell'ordinamento militare poteva garantire una posizione di forza e di coerenza che andava meglio sfruttata.
Mi riferisco, come più volte ribadito dal nostro Gruppo Consiliare LeAli a Spezia/AVS, per esempio alla caserma Duca degli Abruzzi, alla ex caserma Gandolfo, a San Bartolomeo, agli spazi restanti dell'area Mardichi, a aree davanti a Marola che ora con Basi Blu diventeranno purtroppo inarrivabili.
La Spezia sta subendo una scelta strategica nazionale oppure sta rinunciando a decidere il proprio futuro?
La Spezia sta subendo una scelta strategica nazionale e (non o) sta rinunciando alla propria quota di competenza nella progettazione del proprio futuro.
Nessuno è talmente ipocrita o folle da non sapere che la base navale della Spezia è di interesse nazionale e che la storia della nostra città, non solo quella militare e civile, ma anche quella occupazionale e sociale, è legata alla Marina, ma tra subire totalmente una scelta strategica del governo nazionale e il semplice adeguamento agli standard Nato, con notevoli sacrifici che riguardano non solo gli ettari di pertinenza della Marina, ma anche le pesanti ricadute che per esempio i depositi di carburante sotto le case di Marola, con i loro sfiatatoi, e le vasche di depurazione dei liquami da sentina avranno sulle abitazioni e sull'ambiente circostante, tra questo- dicevo- e pretendere velleitariamente che il Comune imponga una pianificazione urbanistica a un ministero e a una forza militare c'è tutto un terreno intermedio in cui non solo il Comune ma anche la Provincia e la Regione potrebbero svolgere un ruolo ben più incisivo.
È più comodo trincerarsi dietro a una presunta inviolabilità delle decisioni altrui piuttosto che studiare, pianificare e concordare soluzioni alternative: basterebbe fare come ha fatto Taranto, che ha trattato e ottenuto vaste aree per la comunità.
Voi cosa pensate del progetto Basi Blu? Esprimete la vostra opinio0ne, partecipando al nostro sondaggio, assolutamente anonimo.







