Accogliamo con interesse il dibattito riaperto nei giorni scorsi dal Partito Democratico sul tema della partecipazione popolare e sulla necessità di ricostruire strumenti territoriali capaci di riavvicinare i cittadini alle istituzioni.
Da anni sosteniamo che, senza organismi di base radicati nei quartieri e nelle frazioni, la democrazia locale si svuota e la politica diventa un affare per pochi. Per questo siamo pienamente favorevoli all'istituzione di Comitati di Quartiere riconosciuti dal Comune, composti da: associazioni locali, cittadini e cittadine volontari, rappresentanti dei partiti con funzioni di delegati all'ascolto.
Comitati con il compito di raccogliere bisogni, criticità e proposte da portare al Consiglio comunale, alla Giunta e all'opinione pubblica. Solo organismi stabili, dotati di funzioni chiare e di convocazioni periodiche e calendarizzate, possono diventare un vero presidio democratico nei territori.
Tuttavia, nel partecipare a questo dibattito, non possiamo ignorare un dato storico e politico rilevante che evidenza, ancora una volta, l'ambiguità del Partito Democratico che votò a favore della spending review dei governi Berlusconi IV e Monti che abolì proprio le Circoscrizioni nei Comuni sotto i 250 mila abitanti.
Una scelta giustificata allora come "razionalizzazione dei costi", ma che ha prodotto un danno evidente: lo smantellamento della partecipazione e l'isolamento dei quartieri dalle istituzioni.
Oggi quel vuoto viene finalmente riconosciuto, ma è giusto ricordare che il PD ne fu artefice e complice. Una responsabilità che si inserisce in una più ampia stagione di riforme e manovre che hanno limitato la rappresentatività democratica, come già avvenuto con la legge elettorale "Rosatellum", costruita con soglie di sbarramento tali da ostacolare l'accesso al Parlamento delle forze politiche minoritarie.
Non serve inventare nuovi modelli teorici; nel Paese esistono esperienze concrete e funzionanti dove i Quartieri sono organismi elettivi con competenze reali, dove esistono Commissioni di partecipazione aperte ai cittadini, dove patti di collaborazione e laboratori di quartiere coinvolgono stabilmente associazioni, comitati e residenti, dove il Comune destina risorse specifiche ai processi partecipativi.
Il risultato è una rete territoriale viva, riconosciuta e capace di incidere sulle scelte pubbliche. Un modello che dimostra come la partecipazione non sia un costo, ma un investimento.
Sosteniamo da sempre ogni percorso che restituisca potere reale ai cittadini ma poniamo alcune condizioni chiare: strumenti veri, normati e calendarizzati, non consultazioni episodiche, regole definite, non organismi simbolici o nominali, risorse economiche minime garantite (perché senza mezzi la partecipazione resta solo retorica), trasparenza (affinché i comitati non diventino passerelle per i partiti di governo ma luoghi di conflitto democratico e di proposta).
Come PCI, ovviamente, siamo pronti a contribuire con idee, proposte e presenza nei territori.
La partecipazione popolare non si annuncia: si costruisce, si organizza e si difende.
Giovanni Brancato
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Federazione della Spezia







