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I propositi del PCI per il 2026: "Lottare per una società giusta, equa e votata al benessere popolare" In evidenza

Matteo Bellegoni ribadisce l'impegno per la ricostruzione del fronte comunista.

I miei migliori auguri per il nuovo anno a tutte e tutti con un pensiero particolare ai popoli devastati dalle guerre, a chi è disoccupato o precario, a chi lotta tutti i giorni per una vita decente, ai cari delle vittime sul lavoro, ai tanti malati che oltre alla malattia sono costretti ad affrontare il decadimento e le gravi condizioni del sistema sanitario nazionale, a chi non si rassegna alla condizione minoritaria a cui sono state costrette le classi popolari.

Le lavoratrici e i lavoratori devono recuperare ciò che hanno perso: l’organizzazione, la coscienza di sé, la rappresentanza. 

Noi, comuniste e comunisti, possiamo e dobbiamo contribuire in modo decisivo al raggiungimento di tale obiettivo essendo parte attiva e lievito di un fronte di popolo da costruire, aperti alla collaborazione con altre organizzazioni dalla cultura politica affine.
Un fronte che riparta dai valori, dalle priorità, dalle lotte che hanno sempre caratterizzato la sinistra con pratiche e proposte realmente dedicate a lavoratori e meno abbienti che sono, devono essere l’elettorato di riferimento.

Un fronte che non può esistere senza l’apporto dei comunisti, alla cui base deve esserci l’unità degli stessi.

Un fronte che non può, non deve passare dal Partito Democratico, corresponsabile della destra al potere dopo averla sdoganata con la complicità del centrosinistra portando avanti le peggiori politiche degne della destra stessa: privatizzazioni, smantellamento dell’articolo 18, jobs act, tagli a sanità ed istruzione, attentati alla Costituzione, autonomia differenziata, equiparazione tra nazismo e comunismo, politica internazionale vergognosamente atlantista e filo Nato che non perde occasione per armare le guerre. E l’elenco potrebbe proseguire.

È ora di finirla con i “voti utili” che hanno avuto il solo risultato di essere “utili” ai soliti e per portare la destra al Governo del Paese e di tanti Comuni con un’opposizione che, su tanti, troppi temi ha dimostrato di rappresentare nient’altro che l’altra faccia di una stessa medaglia con un’imbarazzante pressapochismo. 

Per ricostruire un fronte comunista, la sinistra in Italia e rimediare agli errori commessi dallo scioglimento del PCI storico in poi occorre continuare con coerenza nella costruzione di un percorso che non passi, non può passare da chi è lontano da determinate priorità e da una cultura politica necessaria, fondamentale per un reale cambiamento di sistema.

Non è, non sarà un percorso facile vista la fase politica complicata e l’epoca che viviamo caratterizzata da una società sempre più disinformata e superficiale dopo anni di Berlusconismo, Renzismo, antipolitica grillina e continuo bombardamento mediatico nella ricerca di far passare un’unica “voce narrante” da cui si intende far emergere come uniche alternative credibili un centrodestra ed un centrosinistra in realtà affini e assoggettati ai poteri forti che non possono rappresentarci e non possono rappresentare la stragrande maggioranza degli Italiani.

Di gente che vuole agire, di gente dotata, anche per una tradizione passata quasi nel sangue, delle qualità che occorrono per costruire questo percorso il nostro Paese ne ha in abbondanza. Dove difetta è nel resto: nella cultura, nell’approfondimento, nella conoscenza degli altri Paesi, della vastità del mondo e dei suoi problemi, nell’educazione intellettuale e morale, nel senso profondo e largo dell'umanità. Il nostro è un Paese di possibilità rozze, di possibilità chiuse, di furberie, di fioriture senza frutto utile che ha soprattutto bisogno di innesti, di potature, insomma di educazione. 

Il nostro compito, da comunisti, dev’essere quello di operare per un reale cambiamento e per la ricostruzione di una coscienza, non solo di classe, di attivismo e di militanza ma nel vero e proprio senso del termine.

Insomma, come già detto, la strada della ricostruzione è complicata, tortuosa ma rimane l’unica possibile se s’intende “invertire la rotta”!

Il nostro Partito, il PCI, di cui ho avuto la fortuna di seguire tutto il percorso (compreso l’ottenimento della riappropriazione del simbolo storico di cui siamo gli unici, degni, eredi) che ha portato alla sua costituzione nel 2016, è in campo in quella direzione con una linea politica coerente, avanzata, fondamentale se intendiamo riprenderci tutto quello che abbiamo perso, che il Paese ha perso.

Chi si ritiene comunista ed intende contribuire ad un cammino che porti ad una reale alternativa di sistema deve essere consapevole di quanto una certa politica, compresa quella piddina, sia parte “marcia” del sistema stesso ed abbia contribuito alla sua deriva senza nessun legame con le sensibilità reali della sinistra. Allo stesso modo non deve cadere nella trappola di chi si inventa una “costituente” comunista l’anno alla ricerca di un protagonismo funzionale solo ad indebolire e frammentare i comunisti nel Paese con progetti inutili e falsamente raccontati che si rifanno ad una linea politica totalmente sovrapponibile alla nostra e, quindi, senza valenza.

Noi comunisti, noi del PCI non ci arrendiamo e non ci arrenderemo mai alle brutture di questa società che sono specchio di opportunismo e vantaggi personali; noi operiamo ed opereremo per cambiarla veramente, aperti a collaborazioni ed alleanze con chi condivide le nostre stesse priorità e la nostra stessa coerenza. 

Abbiamo ricostituito il PCI proprio per questo motivo, nell’ottica di riunire i comunisti ovunque collocati e per riempire un vuoto evidente a sinistra del PD (e quindi a sinistra) con un progetto di cui gli Italiani sono, a volte anche inconsciamente, orfani. Non è un caso che la metà di loro rinunci ad andare a votare in un sempre più ampio, avvilente astensionismo. 

Non è certo facile contro un “regolare” oscuramento mediatico e collusioni che spingono nella direzione opposta e nel continuo, voluto, allontanamento delle persone dalla politica e dalla militanza in favore di un ricercato “pensiero unico” ma abbiamo il dovere di provarci dopo lo scellerato scioglimento in Italia del più grande Partito Comunista d’Occidente che ha causato, negli anni, una progressiva devastazione di tutti quei diritti e quelle libertà conquistati in anni di lotte da quel grande partito.

Occorre coraggio ed occorre rimboccarsi le maniche per un cambiamento importante, reale con una proposta coerente, di rottura e di reale alternativa.

Assuefarsi al capitalismo ed al sistema in atto diventandone complici con finti, inutili progetti solo in apparenza di sinistra serve solo ad essere funzionali nella devastazione dei diritti e nel peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

Tra le derive di chi ci circonda tra liste indistinte, alleanze ambigue e collaborazioni con l’estrema destra, il PCI, forte della sua linea politica, è in campo. Il lavoro da fare è ancora tanto; non potrebbe essere altrimenti per quanto già detto.

Importante mantenere la “barra dritta” come abbiamo sempre fatto continuando a non abbandonarci a dinamiche che non ci appartengono e non devono appartenerci.

Auguri per un 2026 di lotte e gratificazioni nella speranza che il nuovo anno porti ad una seria riflessione delle tante persone che, anche a sinistra, si sono accontentate, arrese, assuefatte a determinati diktat. 

Per tutte e tutti voi, per le cittadine ed i cittadini tutti, assieme alle compagne ed ai compagni del PCI e della FGCI, rinnovo il mio impegno a lottare per una società giusta, equa e votata al benessere popolare.

Matteo Bellegoni
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Segreteria nazionale
Segretario regionale Liguria

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