La scelta di tombare la discarica di Campo in Ferro per realizzare una nuova banchina militare all'interno del progetto Basi Blu è un atto grave, che segna un ulteriore salto di qualità nella sottomissione della Spezia agli interessi militari, a scapito dell'ambiente, della salute e di qualsiasi prospettiva di sviluppo civile.
Siamo di fronte all'ennesima operazione che tenta di far passare per soluzione tecnica ciò che è, in realtà, una rimozione politica di un problema ambientale enorme. Campo in Ferro è una discarica storica di rifiuti pericolosi, la cui nocività è conosciuta, documentata e mai realmente affrontata. Anche negli atti processuali è stato ammesso che l'inquinamento potrebbe ancora esserci tanto che si è chiesto di approfondire le indagini tecniche. Tombare la discarica non significa quindi metterla in sicurezza: significa coprirla, senza interrompere i flussi di contaminazione, lasciando che quella nocività continui a riversarsi nell'ambiente marino, invisibile ma attiva.
È una scelta che scarica i rischi sul futuro e sulle generazioni che verranno, mentre oggi si accelerano lavori funzionali esclusivamente a un progetto militare. Non si bonifica perché la bonifica rallenta, costa e impone controlli; si tomba perché è più rapido, più opaco e più coerente con una logica che considera il territorio spezzino sacrificabile.
Il progetto Basi Blu non è un intervento neutro né isolato: rappresenta un attacco diretto a ogni possibilità di riconversione civile dell'Arsenale Militare. Da anni si parla, spesso solo a parole, della restituzione alla città di porzioni enormi di Arsenale oggi inutilizzate o sottoutilizzate. Spazi che potrebbero essere liberati, riqualificati e messi al servizio della collettività vengono invece blindati, mentre si continua ad allargare l'impronta militare su nuove aree.
La contraddizione è evidente e insopportabile: solo una minima parte dell'Arsenale è realmente occupata, eppure si costruiscono nuove infrastrutture militari, si cementifica, si dragano fondali, si aggravano i problemi ambientali e la nocività complessiva di un'area già pesantemente compromessa. Tutto questo senza alcuna ricaduta occupazionale significativa, senza sviluppo reale, senza benefici per la città. Basi Blu non crea lavoro stabile né futuro: consolida soltanto un modello economico e territoriale chiuso, dipendente dalla guerra e impermeabile ai bisogni sociali.
Il tutto avviene nel silenzio o nella complicità delle istituzioni, senza un confronto pubblico degno di questo nome, senza trasparenza, senza che la cittadinanza possa decidere se questo è davvero il futuro che vuole. La Spezia viene trattata come una piattaforma militare, non come una città viva, con bisogni, diritti e aspirazioni.
La Spezia non può continuare a essere trattata come una zona di sacrificio, dove si seppelliscono rifiuti sotto il cemento e si seppellisce ogni prospettiva di riconversione sotto il peso delle logiche militari. Il nostro territorio ha bisogno di bonifica, di trasparenza, di partecipazione e di una visione alternativa. Non di nuove infrastrutture che aumentano la nocività ambientale e chiudono ogni spazio di futuro.
Massimo Lombardi
Consigliere Comunale Spezia Bene Comune/Rifondazione Comunista







