Una riflessione che va oltre la notizia
Quello che è accaduto rispetto ai finanziamenti italiani nei confronti di Hamas deve certamente far riflettere, così come dovrebbe far riflettere l’eco sproporzionata che la nostra maggioranza politica sta dando alla notizia. Sembra quasi che la scoperta di sovvenzioni a un movimento politico-religioso risolva un risvolto storico legato alla distruzione di un popolo, cancellando con superficialità e noncuranza una vergogna che appartiene al mondo intero.
Finanziatori e responsabilità
È positivo che si cominci ad arrestare i finanziatori dei terroristi, non solo quelli legati ad Hamas. L’auspicio è che si prosegua su questa strada senza timori reverenziali, anche quando sono coinvolti soggetti con ruoli di rilevanza nazionale e internazionale, spesso veri ideatori e principali sostenitori di queste organizzazioni.
Forse è prematuro dirlo, ma un giorno si potrebbe arrivare a festeggiare anche gli arresti di politici di diverse nazioni, a partire da Israele e dagli Stati Uniti d’America, che per anni hanno foraggiato Hamas e, più in generale, numerosi gruppi integralisti islamici e terroristici, non solo in Medio Oriente.
Gruppi armati e strategie geopolitiche
L’elenco è lungo: Talebani, Huti, ISIS, Al Qaida, Boko Haram, Hamas. Organizzazioni spesso create e finanziate per il raggiungimento di importanti obiettivi economici e politici, e successivamente bombardate dagli stessi Stati che avevano investito nella loro nascita.
Nonostante esistano, per alcuni artefici di questi disastri, persino condanne emesse da Corti di giustizia internazionale, non tutti finiranno allo stesso modo.
Due pesi e due misure
I fondamentalisti religiosi, i terroristi, gli Stati terroristi e genocidi non sono tutti uguali. Una distinzione che continua a segnare la politica internazionale e a determinare chi paga davvero il prezzo delle proprie azioni.







