"La giunta regionale ha presentato la riforma sanitaria ligure del DDL 85 come moderna ed efficiente, ma in realtà ricalca per molti aspetti un modello già sperimentato in Sardegna con risultati negativi", dichiara Gianluca Tinfena, capogruppo del centrosinistra in Provincia.
Tinfena ricorda infatti che la Sardegna, nel 2017, aveva accorpato tutte le ASL in un'unica grande ATS regionale con la promessa di risparmi, uniformità e maggiore efficienza. "La mega-azienda sarda è diventata ingestibile, troppo distante dai territori e incapace di dare risposte tempestive. I distretti, caricati di funzioni senza personale e senza strumenti, si sono paralizzati, e i territori periferici sono rimasti ancora più indietro. Tanto che nel 2021 la Sardegna è stata costretta a invertire la rotta e tornare a un modello più equilibrato. Possibile che la Liguria voglia ripetere lo stesso errore?"
Il capogruppo del centrosinistra in provincia spiega che una grande azienda sanitaria regionale, con direzioni uniche e una catena decisionale centralizzata, rischia di produrre una struttura distante dai territori e difficilissima da governare. Ma il nodo più critico riguarda i Comuni, chiamati a funzioni amministrative e organizzative molto pesanti senza disporre né del personale né delle competenze tecniche necessarie: "È esattamente ciò che successe in Sardegna: distretti e articolazioni territoriali non riuscirono a reggere una centralizzazione che, in pratica, scaricava responsabilità senza fornire strumenti".
La situazione ligure, secondo Tinfena, sta già mostrando gli stessi segnali. "Nel distretto 17 Riviera-Val di Vara della ASL 5 nessun Comune ha accettato, ancora oggi, di fare da capofila. È un campanello d'allarme. La lezione da non ignorare è chiara. Se vogliamo evitare di ripetere gli errori sardi, la Regione deve assumersi un compito preciso e non rinviabile: accompagnare i Comuni con risorse, personale e supporto tecnico reale. Senza questo, la riforma resterà una architettura sulla carta e potrà generare gli stessi inceppamenti già visti altrove: distretti ingovernabili, PUA che non partono, territori lasciati soli di fronte a carichi amministrativi dei distretti insostenibili".







