Dura la presa di posizione della consigliera Viviana CATTANI, coordinatrice provinciale delle Donne Democratiche, contro le dichiarazioni della senatrice Pucciarelli.
Dopo lo stop al Senato della legge che introduce il principio del consenso sessuale, arriva la dura presa di posizione della consigliera Viviana CATTANI, coordinatrice provinciale delle Donne Democratiche del Partito Democratico.
Cattani ricorda come il provvedimento fosse stato approvato all’unanimità dalla Commissione Giustizia e con voto favorevole della Camera dei Deputati, esito che lasciava presumere un percorso consolidato e condiviso. «L’esito al Senato ci ha profondamente amareggiate» afferma, sottolineando che la legge è il risultato di un grande lavoro parlamentare, frutto di un accordo tra la Presidente Meloni, la Segretaria Schlein e tutte le forze politiche coinvolte.
La coordinatrice dem definisce «gravissimo» quanto accaduto in Senato e contesta il «silenzio della Presidente Meloni», accusata di non difendere una norma che aveva contribuito a promuovere. «Lacune e criticità mai sollevate alla Camera vengono improvvisamente considerate ostative, facendo sorgere il dubbio che le motivazioni siano altre».
Secondo Cattani, a pagare le conseguenze sono «le donne», vittime delle tensioni interne alla maggioranza di destra, dinamiche che – sostiene – si consumano «ancora una volta sulla pelle delle donne, a scapito dei loro diritti e della loro dignità».
Nel merito, Cattani ribadisce la portata culturale della norma: «Riconoscere come violenza un atto sessuale compiuto in assenza di consenso significa modificare i rapporti di potere nella società», aprendo la strada a un cambiamento culturale essenziale. La resistenza emersa al Senato è, secondo la coordinatrice, il sintomo di «una mancata maturazione culturale» della maggioranza, nonostante le dichiarazioni contro il femminicidio.
Il nodo centrale, conclude Cattani, resta «la cultura conservatrice che caratterizza una parte della classe politica e della società». Un problema che richiederebbe «interventi educativi seri e strutturati di», ma verso i quali – accusa – «il Governo continua a rifiutarsi di agire».







