È arrivato il momento di dirlo senza giri di parole: la violenza sulle donne non persiste per caso. Persiste perché la società la tollera. Perché fa comodo a molti chiudere gli occhi e fingere di non vedere. Perché ogni volta che una donna denuncia, c'è qualcuno pronto a insinuare dubbi, a minimizzare, a chiedere "ma cosa avrà fatto?". È questo il terreno fertile in cui la violenza cresce: l'indifferenza travestita da normalità.
È tagliente constatare che in un Paese che si riempie la bocca di parole come "civiltà" e "diritti", una donna che chiede aiuto deve spesso scegliere fra essere ignorata o essere giudicata. Le istituzioni si indignano davanti alle telecamere, salvo poi ricordarsi troppo tardi che i centri antiviolenza non vivono di retorica, ma di fondi e personale spesso insufficienti.
La politica parla, la burocrazia dorme, e nel frattempo qualcuna muore.
E poi ci sono le narrazioni tossiche: il raptus, la follia improvvisa, l'amore malato. Una serie di eufemismi che servono solo a proteggere chi la violenza la compie, non chi la subisce. Ogni femminicidio viene trattato come un evento isolato, quando è chiaramente l'ennesimo capitolo della stessa storia: una storia di controllo, possesso, disprezzo e impunità culturale.
La verità è più tagliente di qualsiasi parola: la violenza sulle donne continua perché non c'è abbastanza coraggio, né politico, né sociale per affrontarla alla radice. Si preferisce tappare falle invece di cambiare mentalità. Si preferisce dire "non sapevamo" piuttosto che ammettere di non aver agito.
E finché continueremo a voler proteggere la nostra comoda immagine di società "avanzata" invece delle vite delle donne, nulla cambierà.
La violenza sulle donne non è soltanto un crimine: è uno specchio impietoso. E quello che riflette, oggi, è inaccettabile.
Chiara Baldacci
PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Segreteria regionale Liguria







