La Vice Sindaca Maria Grazia Frija cerca di intestare alle attuali Amministrazioni Locali i dati positivi relativi alla crescita delle attività che insistono sulla linea di costa cittadina.
La realtà, però, è molto diversa da quella che viene descritta dall'esponente di Fratelli d'Italia.
Tutti gli interventi di sviluppo che avverranno nel settore marittimo- portuale spezzino nei prossimi anni si riferiscono alla programmazione risalente all'inizio degli anni 2000.
Oggi non c'è nulla da inventare: occorre attuare al meglio quanto già previsto dagli strumenti urbanistici, peraltro datati. Non esistono traccia nè memoria di atti delle Amministrazioni Locali guidate dalla destra che abbiano contribuito ai risultati positivi dell'economia del mare.
L'elettrificazione della banchine origina da un protocollo di intesa tra Comune ed Autorità Portuale del 2017, siglato dopo un anno di lavoro tra i due Enti ed oggi quasi concretizzato grazie a risorse del Pnrr e al lavoro dell'Authority, non certo per una qualche iniziativa delle Amministrazioni Locali.
Una delle condizioni poste nell'ambito dell'intesa tra Autorità Portuale e Comune della Spezia per assentire i riempimenti a mare, fu la realizzaione delle fasce di rispetto di fronte ai quartieri di Canaletto e Fossamastra.
Un argomento emerso nella commissione consiliare tenutasi nella giornata di ieri e che dovrà necessariamente tornare al centro anche dell'attenzione dell'Amministrazione, malgrado si tratti anche in questo caso di opere a carico di altro Ente pubblico come l' Autorità di sistema Portuale, che va richiamata agli impegni sul fronte della compatibilità tra attivita portuali e quartieri città.
Prigioniero dell'immobilismo amministrativo è poi, soprattutto, il futuro del fronte mare.
La restituzione di calata Paita agli spezzini, per avere una passeggiata unica dal Mirabello a san Cipriano, è al palo. L'unica idea in campo è ancora quella, in buona parte superata, dell'architetto spagnolo Llavador, del quale sarà realizzata la grande, spropositata stazione crocieristica, che andrà a rappresentare una barriera all'utilizzo pubblico dell'area. A parte questo, non è stata ripresa una discussione / riflessione con la città e le sue rappresentanze sulle esigenze di oggi e sulle funzioni, soprattutto pubbliche, da insediare su Calata Paita una volta resa disponibile. Non esiste una nuova idea progettuale adeguata alla città di oggi, così come conseguentemente non esistono investitori.
Per mettersi una medaglia, una prima "pietrina", si è voluto sdemanializzare un fazzoletto di terra, slegato da tutte le altre funzioni urbane, poco frequentato e che rischia di mettere a rischio l'unitarietà della futura Calata Paita.
Siamo davanti ad alcune evidenze che confermano, ancora una volta, come sulle questioni che potrebbero caratterizzare i prossimi decenni della città, non sono state fatte nuove ed ambiziose elaborazioni.
Gruppo Consiliare PD







