Mentre il primo cittadino rilascia interviste ai giornali in cui dipinge Spezia come capitale del decoro, Favaro, Pianazze, La Pieve, Melara, Buggi, Fabiano, solo per fare alcuni nomi, ma in generale la stragrande maggioranza delle periferie, stanno da anni ormai lanciando un grido di allarme caduto sistematicamente nel vuoto più totale: interi quartieri isolati, abbandonati, degradati, scarsamente illuminati, alcuni pericolosi per chi vi abita, intere aree costantemente ricoperte da rifiuti, cura del verde inesistente.
Alle note dei "cahiers de doléance", che risulterebbero troppo lunghe per un articolo, va sommata la mancanza di progetti e investimenti rigenerativi per queste parti di città. Ma non era questa l’amministrazione del nuovo e del fare che avanza gloriosamente?
Anche gli abitanti del centro non se la passano bene. Qui l’amministrazione interviene sì, ma per piccoli lavori di manutenzione, e lo fa in modo scomposto e disorganizzato. Chiunque può vedere che nella nostra città i cantieri hanno tempi biblici: si conosce il giorno di inizio lavori ma mai la fine. Viene da chiedersi che tipo di contratti abbiano stipulato con le imprese esecutrici, visto lo scarso organico riscontrabile ogni giorno (2 o 3 operai al massimo), se siano stati previsti turni di lavoro anche in ore notturne o nei giorni festivi al fine di diminuire i blocchi delle strade e il conseguente disagio indotto.
Per il cantiere che riguarda Viale Italia, non ne era stata annunciata la fine in pompa magna con tanto di video sui social (a spese nostre!) nello scorso mese d’agosto?
Quello di Via XV Giugno, che rende di fatto isolato l’intero quartiere di Pegazzano, non sarebbe dovuto terminare in questi giorni? Tra l’altro dopo aver sommato più e più ritardi imputati e giustificati con motivi risibili come la pioggia (ma guarda un po’, ogni tanto a Spezia piove!).
Ad ogni buon conto, mentre il Sindaco continua a dipingere una città a suo uso e consumo, tra l’immaginario e il grottesco, dal nostro Laboratorio di Periferia vorremmo mandargli un messaggio che proviene dalle strade, dalle piazze e dai quartieri della città reale.
In nove mesi di lavoro e confronto sul campo con gli abitanti, raccogliendo e analizzando dati, informazioni, previsioni, ma anche assistendo a disagi frequenti, malumori, paure e insicurezze, ci siamo fatti un’idea della situazione in cui versa questa città e della pochezza di prospettiva. La situazione oggi è quanto di più distante dal concetto di decoro si possa descrivere, così come dai principi di pianificazione urbanistica e di distribuzione equa delle risorse tra i vari quartieri.
Tutto questo andrebbe invece realizzato attraverso un vero bilancio partecipato e un’attività di ascolto e condivisione delle scelte programmatiche, creando comitati di quartiere istituiti ad hoc per colmare finalmente quel buco lasciato dall’assenza delle circoscrizioni.
Chi meglio di chi abita e lavora nei territori conosce e sa indicare quali siano le priorità e le prospettive degli stessi territori?
Laboratorio di Periferia – Partito Democratico







