Dal Sessantotto alla crisi globale
L’incontro, intitolato “Dal ‘68 alla terza guerra mondiale!”, ha visto protagonisti Giorgio Pagano, curatore del libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”, e Alessandro Volpi, autore de “La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale” e docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa. A dialogare con loro, Nicola Caprioni, presidente del Circolo Pertini, e numerosi cittadini presenti.
Molto apprezzato anche l’intermezzo musicale con le canzoni di Livio Bernardini e Antonio Lombardi.
Il Sessantotto e la crisi dell’Occidente
Pagano ha analizzato il Sessantotto come fenomeno globale, nato dalla scolarizzazione di massa e dal conflitto tra giovani e istituzioni scolastiche autoritarie. I giovani si schierarono con i popoli in lotta contro colonialismo e imperialismo, dal Vietnam all’Africa, dall’America Latina alla Palestina.
“Con l’aggressione al Vietnam e l’invasione di Cuba si frantumò il mito americano, mentre l’invasione di Praga distrusse quello sovietico. I giovani volevano cambiare il mondo senza più riferimenti ideologici tradizionali” – ha dichiarato Pagano.
Secondo lo storico, le conseguenze sono ancora visibili: crisi dell’egemonia americana, collasso del blocco sovietico, declino del sogno europeo e ascesa della Cina, che ha avviato riforme decisive dopo la morte di Mao.
Volpi: “La finanza non può guidare la politica”
Volpi ha invece analizzato la crisi del capitalismo americano, sottolineando come Trump cerchi di rompere la subordinazione della politica alla finanza e rilanciare la produzione industriale.
“La dedollarizzazione è iniziata, i Brics avanzano, e l’Europa punta tutto sul riarmo, che è solo una bolla finanziaria” – ha spiegato Volpi. “Il riarmo fa salire il valore dei titoli delle industrie belliche, ma è inconsistente dal punto di vista industriale, soprattutto per l’Italia.”
Secondo Volpi, l’Europa è debole e servile, sempre più dipendente dagli Stati Uniti, mentre la Cina attende il declino dell’Occidente.
Una nuova via per l’Europa
“L’alternativa è chiara – ha concluso Volpi – anche se manca chi possa interpretarla: emanciparsi dalla finanziarizzazione, riformare il fisco, rilanciare industria e welfare, e riconquistare autonomia riprendendo i rapporti economici con la Cina.”







