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Ordigno bellico nell'area del rigassificatore, Legambiente chiede la sospensione dell'attività dell'impianto In evidenza

Secondo l'associazione ambientalista si deve arrivare quanto prima alla chiusura definitiva.

Secondo Legambiente è "inaccettabile che un impianto pericoloso, sottoposto a Direttiva Seveso, che lavora gas altamente infiammabile, attiguo a centri abitati, in un golfo trafficatissimo da navi civili, militari, nautica da diporto e chi più ne ha più ne metta, non sia stato sottoposto a una indagine tale da escludere la presenza di oggetti pericolosi per l'impianto. Figuriamoci ordigni!".

Secondo l'Associazione, viste tutte le norme e le leggi in vigore, vanno ricercate le responsabilità per "questa grave leggerezza che mette una intera comunità a rischio", e Legambiente si riserva di chiedere conto di tali mancanze in sede penale.

"È il caso di dire, a maggior ragione oggi - conclude il Circolo Legambiente La Spezia - che siamo seduti su una bomba, per questo vanno avviate le procedure per una dismissione del rigassificatore. Il golfo ha già dato".

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