La figura di Alex Pineschi, lo spezzino morto nei giorni scorsi in Ucraina, è al centro di un approfondimento pubblicato da BUTAC (Bufale Un Tanto Al Chilo), uno dei principali siti italiani di fact-checking. L’intervento arriva dopo che alcune testate giornalistiche lo hanno definito “mercenario” o “contractor”, termini che secondo BUTAC non descriverebbero correttamente la sua posizione e il suo ruolo nel conflitto ucraino.
Nel titolo dell’analisi il sito è esplicito: “No, Pineschi non era un mercenario”. Secondo gli autori, tale definizione sarebbe impropria alla luce delle informazioni disponibili e dei documenti emersi nel corso degli anni sulle sue attività. BUTAC ricorda inoltre che Pineschi era già stato citato in passato in relazione alla sua partecipazione alle operazioni contro l’Isis in Kurdistan. In quell’occasione, viene sottolineato nell’approfondimento, le accuse di mercenarismo non trovarono riscontro e l’inchiesta venne archiviata. L’analisi evidenzia anche la distinzione tra la figura del mercenario e quella di un volontario o di un combattente inquadrato nelle forze armate di uno Stato. Una differenza che, secondo BUTAC, assume particolare rilievo nel caso dei volontari stranieri arruolati nella Legione Internazionale Ucraina.
Il caso riapre così il dibattito sulla precisione del linguaggio giornalistico, soprattutto quando si trattano conflitti armati internazionali. La scelta dei termini, osserva l’approfondimento, può influenzare in modo significativo la percezione pubblica delle persone coinvolte.
Al di là delle valutazioni politiche sul conflitto, l’articolo invita quindi a distinguere tra definizioni giornalistiche, ricostruzioni documentate e qualificazioni giuridiche, evitando semplificazioni che rischiano di alterare la comprensione dei fatti.







