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“Il partigiano che divenne imperatore” sarà presentato al Senato In evidenza

Sarà presente l'autore Marco Ferrari.

Approda al Senato il libro dello scrittore spezzino Marco Ferrari. “Il partigiano che divenne imperatore” edito da Laterza. Lo annuncia una nota dell’Ufficio stampa di Italia Viva. L’appuntamento è fissato per mercoledì 3 giugno alle ore 15 nella Sala Caduti di Nassirya a Roma. Interverranno oltre all'autore, il senatore del Partito Democratico Walter Verini, la senatrice di Italia Viva, capogruppo al Senato, Raffaella Paita, e il senior editor di Laterza Giovanni Carletti.

Il volume “Il partigiano che divenne imperatore”, giunto alla seconda edizione, tra saggistica e romanzo, narra le avventure di tre antifascisti italiani, reduci dalla guerra di Spagna, scelti dai servizi segreti francesi e britannici per organizzare la resistenza in Etiopia. Si trattava di Ilio Barontini, di Anton Ukmar e dello spezzino Domenico Bruno Rolla. Il partigiano che venne nominato vice imperatore d’Abissinia è appunto Ilio Barontini (Cecina, 28 settembre 1890 – Scandicci, 22 gennaio 1951), perseguitato dal fascismo, fuggì da Livorno nel 1931, raggiunse nell'apparato clandestino del PCd'I a Parigi, si trasferì in Unione Sovietica e nel 1936 fu inviato nella guerra di Spagna diventando l’eroe della battaglia di Guadalajara.

A Parigi venne scelto per una missione rischiosissima: organizzare le forze partigiane abissine che dovevano resistere alla conquista fascista. Raggiunse le zone sotto il controllo della resistenza attraversando Egitto e Sudan con le credenziali di Hailé Selassié trascritte su fazzoletti di seta per sfuggire al controllo nemico. Nell’estate del ’39 venne raggiunto da Anton Ukmar, ex ferroviere sloveno di Gorizia conosciuto in Spagna, da Bruno Rolla, antifascista arcolano, dal colonnello Paul Robert Monnier del Deuxième Bureau, il servizio di informazioni militari, che morirà poco dopo, e dal segretario del Negus Lorenzo Taezaz. I tre italiani formarono un esercito di oltre 250 mila uomini composto da piccole formazioni mobili prima di far rientro in Europa. Barontini divenne deputato all’Assemblea costituente e nel 1948 venne eletto al Senato della Repubblica, dove fu segretario della commissione Difesa. Morì in un incidente automobilistico a Scandicci nel 1951 all’età di 60 anni. Venne commemorato nell’aula del Senato il 23 gennaio di quell’anno dal vicepresidente Molè, da Giorgio Amendola, dagli esponenti di tutti i gruppi e dal ministro Segni a nome del governo.

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