LeAli a Spezia/Alleanza Verdi e Sinistra esprime la propria netta contrarietà alla riforma degli istituti tecnici e professionali promossa dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. "Si tratta di un progetto che, invece di investire sulla crescita dei cittadini, punta a trasformare la scuola pubblica in un bacino di manodopera a basso costo, riducendo l'istruzione a un ingranaggio del sistema produttivo. Questa riforma non migliora la scuola, la impoverisce. Ridurre di un anno il percorso scolastico e tagliare centinaia di ore di insegnamento significa negare alle studentesse e agli studenti una formazione completa e consapevole", dichiarano i consiglieri comunali Roberto Centi, Giorgia Lombardi e Patrizia Flandoli.
Gli istituti tecnici, secondo il disegno di legge di questo governo, dal prossimo anno dovrebbero subire una riduzione del tempo scolastico da cinque a quattro anni, con il taglio di oltre 500 ore di insegnamento in discipline fondamentali come lettere, matematica, fisica, scienze sperimentali, lingue e geografia. La formula proposta è quella del 4+2: quattro anni di scuola con materie e moduli dimezzati e due anni di ITS Academy, nella maggior parte dei casi private e a pagamento.
"Il modello 4+2 rischia di creare un sistema diseguale, in cui chi può permetterselo accede a percorsi aggiuntivi spesso a pagamento, mentre altri restano con una formazione ridotta. È una scelta che aumenta le disuguaglianze invece di contrastarle", proseguono i consiglieri.
Tale riforma, attraverso tagli pesanti a discipline essenziali, comporterà non solo un drastico ridimensionamento del monte ore scolastico e un impoverimento generale dell'offerta formativa, ma anche il rischio concreto di riduzione degli organici e di aumento del sovrannumero tra docenti e personale scolastico.
"Si tratta di una visione della scuola piegata alle esigenze del mercato, che considera l'istruzione come un semplice strumento per produrre manodopera. Così si indebolisce il valore del titolo di studio e si svuota la funzione costituzionale della scuola come luogo di formazione critica e libera", aggiungono Centi, Lombardi e Flandoli.
L'impianto della riforma disegna un sistema scolastico pericolosamente subordinato alle contingenze del mercato, con l'obiettivo di formare lavoratori "pronti all'uso", sacrificando lo sviluppo di una coscienza critica e di un solido bagaglio culturale. La logica della spendibilità immediata finisce per privilegiare interessi privati, ignorando che il valore dell'insegnamento risiede nella libertà di apprendimento e nell'autonomia delle istituzioni scolastiche.
"Per queste ragioni aderiamo convintamente allo sciopero e alla mobilitazione indetta dai sindacati di categoria. È necessario fermare questo progetto e riaprire un confronto vero con chi ogni giorno vive la scuola. Difendere la scuola pubblica significa difendere il futuro del Paese", concludono i tre consiglieri.







