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Dagli errori dei singoli allo smarrimento della propria identità: a due giornate dal termine allo Spezia serve un miracolo In evidenza

di Luca Vaccaro - I risultati provenienti dagli altri campi avrebbero spalancato allo Spezia la possibilità di riaprire la corsa salvezza, rimettendosi in una posizione più favorevole

Lo Spezia sprofonda a Catanzaro e vede assottigliarsi fino quasi a svanire le proprie speranze di salvezza. Una sconfitta pesantissima, non solo per il risultato, ma per il modo in cui è maturata e per le conseguenze che porta con sé. A due giornate dalla fine, i bianchi si ritrovano all'ultimo posto, chiamati a un'impresa che, osservando il rendimento e soprattutto lo stato mentale della squadra, appare sempre più complicata.

Eppure il contesto della giornata offriva un'opportunità preziosa. I risultati provenienti dagli altri campi avrebbero spalancato allo Spezia la possibilità di riaprire la corsa salvezza, rimettendosi in una posizione più favorevole. Un'occasione che la squadra di D'Angelo ha sprecato nel peggiore dei modi, confermando un copione ormai tristemente noto: un avvio incoraggiante, poi la prima difficoltà, il blackout e infine il crollo.

Ancora una volta sono emerse le fragilità strutturali di una squadra che continua a pagare a caro prezzo ogni minimo errore. Le palle inattive restano una ferita aperta, così come una tenuta mentale che si sgretola non appena l'inerzia della partita cambia direzione. È questo, probabilmente, il dato più allarmante: la sensazione di una squadra che, al primo ostacolo, smarrisce convinzione, compattezza e lucidità.

In questo contesto, inevitabile interrogarsi anche sulle scelte tecniche. Fa discutere il limitato impiego, per lunghi tratti della stagione, di un giocatore del calibro di Lapadula, uno che per esperienza, personalità e qualità avrebbe potuto rappresentare un riferimento importante nei momenti più delicati. Allo stesso modo, continuano a lasciare perplessi le conferme di Di Serio e Hristov, protagonisti di una prova ancora una volta insufficiente. Se per il capitano bulgaro le difficoltà fisiche appaiono evidenti, per l'attaccante emergono limiti tecnici che, a questo livello, pesano enormemente.

Gli episodi, poi, hanno avuto un peso specifico rilevante. Dal mancato appoggio di Di Serio a Valoti, solo davanti alla porta, alla caduta di Hristov nell'azione che ha spalancato a Pittarello la strada verso il 3-1, ogni errore è stato punito con la massima severità. E se è giusto non cercare alibi per una squadra che sta compromettendo da sola il proprio destino, resta il rammarico per il mancato vantaggio concesso sul presunto fallo di Skjellerup: un episodio che avrebbe potuto riportare il risultato sul 2-2 e cambiare l'inerzia della gara.

Ma al di là dei singoli episodi, la sensazione è che lo Spezia abbia smarrito da tempo la propria identità. Nemmeno il ritorno di Luca D'Angelo è stato sufficiente per restituire quel carattere, quella solidità e quella feroce compattezza che avevano rappresentato il vero punto di forza della squadra nella scorsa stagione. Lo Spezia di oggi appare la sbiadita copia di quello capace, appena un anno fa, di sfiorare la Serie A.

La matematica, per ora, non condanna ancora i bianchi. Ma la realtà racconta di una squadra in caduta libera, svuotata sul piano mentale prima ancora che tecnico. All'orizzonte c'è l'ultima sfida casalinga contro il Venezia, lanciato verso la promozione in Serie A. Un incrocio dal sapore beffardo, pensando a quella Serie A sfuggita allo Spezia soltanto un anno fa. E osservando la squadra di oggi, sembra davvero trascorsa un'eternità.

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