Si è tenuta di fronte a un pubblico numerosissimo, presso l'NH Hotel, la conferenza dal titolo "La Routine del Benessere nella Fibromialgia – Missione Possibile", con il patrocinio del Comune della Spezia e del Comitato Fibromialgici Uniti – Italia – O.d.V.
I relatori dell'evento hanno portato anche nella Spezia un "format" che stanno proponendo in varie città d'Italia e che affronta la fibromialgia dal punto di vista di tre biologi nutrizionisti, ognuno con il proprio sguardo e la propria particolare attenzione a diversi aspetti.
L'incontro è stato aperto dall'assessore alle politiche sanitarie Giulio Guerri, che ha ripercorso le tappe dell'intensa collaborazione fra l'amministrazione comunale e la sezione spezzina del CFU-Italia, una sinergia che ha portato alla realizzazione di importanti iniziative nel corso degli anni
Ha fatto seguito l'intervento della referente regionale CFU-Italia Gianna Taverna, che ha descritto le attività dell'associazione sia a livello nazionale che a livello locale e trattato alcuni argomenti specifici come il gruppo di ascolto per persone fibromialgiche che è attivo dal 2020 e gli ultimi sviluppi dell'inserimento della fibromialgia nei Livelli Essenziali di Assistenza e dell'iter per il riconoscimento della patologia con legge dello Stato.
Si è entrati poi nel vivo della conferenza, nel corso della quale la dottoressa Federica Calcagnoli ha parlato del ruolo dell'alimentazione nel percorso di cura della patologia, il dottor Sebastiano Marchetta – da nutrizionista e personal trainer – ha posto l'accento sull'importanza dell'esercizio fisico, e la dottoressa Leslye Pario sul come gestire lo stress.
Sono stati tre interventi molto interessanti sia dal punto di vista scientifico che da quello del coinvolgimento del pubblico, con momenti di intensa condivisione e interazione tra pubblico e relatori.
Un incontro molto proficuo quindi, e che – vista l'affluenza di pubblico in sala – ha confermato ancora una volta quanto sia vivo l'interesse per questa patologia che colpisce un alto numero di persone (si parla di circa 3.000.000 di pazienti in Italia) e che viene diagnosticata anche in età adolescenziale. Una patologia per la quale è ancora in itinere a livello nazionale il confronto finalizzato ad un pieno riconoscimento, dopo il formale inserimento nei Lea, e che anche per questo vede i malati districarsi in una situazione molto difficoltosa per quanto riguarda il percorso di cura, il quale richiede un'attenzione multidisciplinare che non sia affidata solo alle risorse economiche dei pazienti stessi.







