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La rinascita dei “vetroni” della Firmafede: da ferita urbana a nuovi spazi verdi pubblici In evidenza

I Giardini Caneva diventeranno di fatto il secondo polo botanico della Liguria.

Una ferita decennale si rimargina per trasformarsi in una doppia vittoria per la città. Procede a ritmo spedito, ed è ormai in fase avanzata, la ricostruzione dei cosiddetti “vetroni”, le imponenti strutture in vetro e alluminio un tempo abbandonate nei fossati della Fortezza Firmafede. Oggi sono in via di ultimazione all'interno dei Giardini Caneva di Sarzana, un polmone verde che si sviluppa tra i giardini botanici aperti al pubblico più importanti della Liguria e dell'intero Nord-Ovest.

Dopo anni di degrado, queste strutture stanno per iniziare la loro nuova vita come serre pubbliche accessibili, segnando un passo ulteriore nel percorso di Sarzana candidata a Capitale Italiana della Cultura 2028.

Un doppio intervento strategico per la città

Questa operazione è l'emblema della visione culturale che anima il progetto Sarzana 2028: una cultura che agisce, che risolve problemi urbanistici incancreniti da decenni e che restituisce spazi alla fruizione collettiva. Si tratta di una cultura che riapre i luoghi e crea connessioni profonde tra quartieri, territori e persone, come sottolineato dall'assessore alla cultura Giorgio Borrini nel cuore del suo intervento durante l'audizione ministeriale per la Capitale della Cultura.

Con un'unica, complessa mossa, l'Amministrazione ha centrato due obiettivi storici. Da un lato ha garantito la liberazione della Cittadella, poiché lo smontaggio dei vetroni ha restituito piena dignità ai fossati della Fortezza Firmafede, ponendo le basi per la creazione del nuovo Parco Urbano delle Fortezze e della Greenway ciclopedonale che le legherà.

Dall'altro lato, ha permesso la nascita di un nuovo polo verde di eccellenza, dal momento che i padiglioni recuperati ampliano le potenzialità dei Giardini Caneva, dotando la città di un orto botanico e artistico totalmente fruibile e privo di barriere architettoniche.

L'alleanza pubblico-privato al servizio della comunità

Il progetto rappresenta un virtuoso modello di partenariato tra pubblico e privato in cui le forze del settore pubblico e di quello privato si integrano per migliorare concretamente la vita cittadina.

L'intervento complessivo, del valore di 500.000 euro, è stato finanziato grazie alla capacità del Comune di intercettare 250.000 euro dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) del Ministero, a cui si aggiungono 125.000 euro di cofinanziamento comunale e ulteriori 125.000 euro investiti dal soggetto privato partner.

Questa sinergia dimostra come investire in modo strutturale nel welfare culturale sia il viatico fondamentale per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 in tema di sviluppo sostenibile, rigenerazione e inclusione.

Connessioni: da Bertoloni agli Hanbury

L'inaugurazione delle nuove serre proietterà i Giardini Caneva su una mappa di rilievo ben oltre i confini locali, consolidandoli di fatto come il secondo polo botanico della Liguria subito dopo i celebri Giardini Hanbury di Ventimiglia.

Si delinea così una rete verde che apre le porte a future sinergie con manifestazioni di richiamo internazionale come Euroflora, legando ancora di più Genova e Sarzana in una visione culturale diffusa della Liguria che è tra i cuori del dossier Sarzana 2028.

Tutto questo riannoda i fili di una prestigiosa vocazione scientifica sarzanese: il nuovo assetto si inserisce perfettamente nel solco tracciato da Antonio Bertoloni, illustre scienziato nato a Sarzana nel 1775 e autore della monumentale Flora Italica.

Come Bertoloni unì idealmente il Paese attraverso lo studio della sua straordinaria biodiversità prima ancora dell'unità politica, oggi Sarzana usa il suo patrimonio naturale per rafforzare la propria identità di crocevia. Questa eredità storica e botanica offre oggi preziose opportunità per tessere nuovi rapporti accademici e internazionali, a partire dal solido legame con l’Università di Bologna – Alma Mater Studiorum, dove è conservata l’immensa raccolta di campioni del botanico sarzanese, il suo celebre erbario noto come Hortus Siccus.

«Finalmente si rimargina una ferita che bruciava da troppi anni sulla pelle dei sarzanesi, liberando uno straordinario spazio cittadino lasciato completamente al degrado e all'abbandono per troppo tempo e che ora potrà avere un destino diverso» ha dichiarato il sindaco Cristina Ponzanelli. «I vecchi padiglioni espositivi sono stati recuperati per realizzare un parco botanico accessibile, aperto al pubblico, con una varietà straordinaria di piante, che è già un orgoglio per la nostra città. Dallo spreco di fondi pubblici, con lo sfregio alla bellezza della Fortezza di tutti i sarzanesi, siamo passati al recupero di spazi destinati alla cultura e all'armonia di straordinari spazi verdi a disposizione di tutti».

Alle parole della sindaca fa eco Enrico Caneva, anima e curatore dei Giardini: «Vedere queste strutture rinascere per accogliere la nostra flora è il compimento di una visione. I vetroni ci permetteranno di ospitare i visitatori in uno spazio protetto, valorizzando la biodiversità e le specie preistoriche che coltiviamo con passione. È la dimostrazione che, lavorando insieme, si possono far rivivere ambienti abbandonati da troppi anni in un patrimonio ambientale fondamentale per le generazioni future».

I lavori sono in via di definizione e si concluderanno una volta realizzati tutti gli impianti e le rifiniture.

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