La riforma nazionale del sistema portuale divide il Consiglio comunale della Spezia. Dopo l’intervento del consigliere Marco Raffaelli, che ha portato in aula una mozione per esprimere contrarietà alla possibile centralizzazione delle risorse del porto spezzino, è arrivata la replica della maggioranza.
Al centro del dibattito c’è il futuro dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, che governa gli scali della Spezia e di Marina di Carrara. Secondo Raffaelli, le ipotesi di riforma in discussione a livello nazionale potrebbero comportare il trasferimento di circa 13 milioni di euro l’anno oggi generati dal porto spezzino verso una gestione centrale, riducendo la capacità di investimento sul territorio.
La posizione di Raffaelli
Nel suo intervento, Raffaelli ha definito il porto “il principale motore economico della città”, ricordando i numeri dello scalo spezzino — oltre 1,2 milioni di container movimentati ogni anno e un sistema intermodale ferroviario tra i più avanzati del Paese — come risultato dell’autonomia garantita alle autorità portuali dalla riforma del 1994.
Secondo il consigliere di minoranza, la nuova impostazione nazionale rischierebbe di introdurre una centralizzazione delle funzioni decisionali e delle risorse, penalizzando proprio gli scali più efficienti in un momento di forte competizione nel Mediterraneo.
La replica della maggioranza
Di diverso avviso la consigliera Giorgi (Lega), che ha invitato a non creare allarmismi. “La riforma non è ancora una legge – hasottolineato – ed è aperta a suggerimenti. Si tratta di un sistema aperto e in fase di definizione”.
Secondo Giorgi, non vi sarebbe alcuna volontà di togliere autonomia alle singole AdSP. “Non toglieremo autonomia alle autorità portuali, a differenza di quanto fatto in passato dalla sinistra, che ha accorpato diverse autorità”, ha dichiarato in aula.
Per la maggioranza, dunque, il pericolo paventato dalla minoranza non troverebbe al momento riscontri concreti nel testo in discussione, che sarebbe ancora oggetto di confronto e possibile modifica.
Durante la discussione è intervenuto anche il Consigliere Oscar Teja che ha respinto con forza la posizione secondo la quale sostenere la riforma significherebbe essere “contro il porto della Spezia”.
"L'’attuale legge portuale - ha sottolineato - risale a 30 anni fa, nel frattempo il mercato globale è radicalmente cambiato ed oggi un singolo porto del Nord Europa come Rotterdam movimenta più merci di tutti i porti italiani messi insieme. La riforma e la proposta di decreto legge non nasce per penalizzare i territori, ma per rafforzare il coordinamento strategico nazionale e rendere più efficaci le scelte infrastrutturali, aumentando la capacità dell’Italia di competere sulle grandi rotte globali. Non è centralismo ideologico, ma esigenza di sistema".
"La Spezia ha dimostrato di essere un porto efficiente e dinamico. Proprio per questo ha tutto da guadagnare da un sistema nazionale più forte, capace di programmare investimenti in modo coerente e competitivo. Il futuro non si costruisce affermando di aver paura del cambiamento. Si costruisce avendo il coraggio di mettersi in gioco", ha concluso Teja.
Il nodo politico
Il confronto resta però aperto. Da un lato, la preoccupazione che eventuali meccanismi di redistribuzione nazionale possano ridurre la capacità di reinvestimento locale; dall’altro, la rassicurazione che l’autonomia operativa delle autorità portuali non verrà intaccata.
Il tema tocca direttamente il futuro economico della città, considerato il ruolo strategico del porto nello sviluppo industriale e occupazionale spezzino. La discussione proseguirà nei prossimi mesi, mentre a livello nazionale il percorso della riforma è ancora in evoluzione.







