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Referendum del 22 e 23 marzo, Magliani chiede il voto a distanza per studenti e lavoratori

La proposta approvata in altri comuni arriva anche ad Arcola: “Diritto da garantire a chi non può rientrare nel proprio Comune”.

Chiedere al governo italiano di istituire il voto a distanza per i cinque milioni di cittadini fuori sede per studio, lavoro o salute, per il prossimo referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. È quanto espresso nella mozione presentata dal consigliere Prc di Arcola Paolo Magliani, da discutere nella prossima seduta consiliare arcolana.

Il documento è stato presentato e approvato in diversi comuni italiani, come ad esempio Modena, e ha in primo luogo l'obiettivo di aprire la discussione sulla natura stessa del referendum che a breve sarà sottoposto agli italiani dal governo Meloni, il terzo tentativo in 20 anni dopo il 2006 e il 2016.

"Un attacco decisivo all'equilibrio della carta costituzionale – afferma Magliani, convinto sostenitore del NO – passato senza battere ciglio in Parlamento così come partorito dal Consiglio dei ministri e per giunta con un quesito cambiato all'ultimo momento solo dopo la decisione della Corte di Cassazione in base a una poderosa raccolta firme di oltre mezzo milione di cittadini".

"La cosiddetta ‘riforma della giustizia’ o ‘riforma Nordio’ – continua l'esponente di Rifondazione – prevede la modifica di ben 7 articoli e andrà a squilibrare in maniera decisiva uno dei tre poteri cardine dello Stato, quello giudiziario, naturalmente in maniera iniqua e classista, dato che sarà una giustizia forte con i deboli e infinitamente meno garantista. Dato che ogni voto è determinante per l'esito finale poiché non ci sarà quorum, è fondamentale che il diritto venga garantito con il voto a distanza, per corrispondenza o elettronico, a tutti coloro che per gravi motivi non possono essere presenti nel proprio comune di residenza il 22 e il 23 marzo. Ci sono tanti studenti e lavoratori arcolani che non potranno dire la loro in questo momento importantissimo per il futuro del Paese: il governo Meloni deve farsi carico di ripristinare il voto a distanza come già previsto in via sperimentale per le elezioni europee del 2024 o per il referendum del 2025, altrimenti significa che avrà paura di perdere".

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