Il Sindaco Peracchini e il Presidente Bucci "mettono in scena" l'abbattimento della ciminiera ENEL e trasformano in photo opportunity un momento importante della storia cittadina. Di cui fanno un bignami disonesto e manipolatorio. Per fortuna (o per sfortuna) la realtà si incarica di smentirli.
Uomini e macchine sono al lavoro per cancellare un simbolo controverso della storia industriale della città, ma sul futuro incombono solo le macerie. Senza un progetto, resta solo una fotografia. La destra che oggi si convince di partecipare a un party è la stessa destra che negli anni ha rinunciato a giocare ogni ruolo sul futuro di quelle aree: preferendo vivere alla giornata, dopo nove anni di governo Peracchini consegna alla città un fotogramma che suggella abbandono e desolazione. Non vediamo un piano industriale, un cronoprogramma pubblico sulle bonifiche, una destinazione chiara e condivisa per quell'area strategica. Quanto dovremo ancora attendere prima che sul futuro di questo "serbatoio" industriale del territorio sia fatta la necessaria chiarezza? Altrove si corre, si pianifica, si progetta, si costruiscono accordi istituzionali per guidare la transizione produttiva ed energetica. Alla Spezia, le istituzioni giocano "a nascondino" e aspettano forse che il privato intervenga a togliere le solite castagne dal fuoco.
Eppure la storia della stessa centrale ENEL dovrebbe insegnare e ricordare il ruolo e il peso della politica, la sua grande responsabilità di intuire e accompagnare i cambiamenti, di assecondare e guidare la trasformazione dell'economia, della società, della sensibilità ambientale e culturale. L'alternativa è rassegnarsi al frazionamento, alla logica del "chi prima arriva meglio alloggia", alla liquidazione di un potenziale strumento di rilancio dell'occupazione e dell'innovazione industriale della città e della regione tutta.
Perché la destra tace sulla proposta di un commissario straordinario e di un tavolo di lavoro ufficiale e trasversale? L'abbattimento della ciminiera chiude un capitolo della storia industriale spezzina. Ma senza una visione, rischia di aprire una stagione di frammentazione, di interventi episodici, di occasioni perdute. La politica ha il dovere di guidare le trasformazioni, non di limitarne la scenografia. Ora si mette un punto, presto servirà un progetto. Perché con il teatrino della demolizione si nascondono sotto il tappeto i nodi strategici ancora aperti, dalle bonifiche alla destinazione di un complesso industriale che rimane ancora senza futuro? Oggi Peracchini e Bucci giocano a "Demolition Man", ma per Vallegrande ci sarà un domani, e un dopodomani, e molti giorni e giorni ancora a venire. Che cosa nascerà da queste macerie?
Non si perda altro tempo e si avvii un confronto strutturato e istituzionale con tutti gli attori pubblici e privati necessari, si riapra una stagione di pianificazione e raccordo con gli interessi strategici del territorio. Si coinvolgano gli enti sovraordinati, a partire dalla Provincia e dalla Regione, fino al Governo, per mobilitare tutte le risorse e le forze disponibili.
Marco Baruzzo, segretario provinciale del Partito Democratico spezzino,
Corrado Musetti, referente per i problemi del lavoro nella segreteria provinciale del Partito Democratico spezzino.







